Ucraina

SEZIONE 1 | BACKGROUND DATA

Anagrafica

    • Nome ufficiale: Ucraina
    • Confini: Bielorussia (Nord), Polonia (Ovest), Slovacchia (Ovest), Ungheria (Ovest), Romania (Ovest), Moldavia (Ovest), Russia (Est)Mar Nero (Sud).
    • Forma di governo: Repubblica Presidenziale
    • Religioni: Ucraini ortodossi del Patriarcato di Kiev (50,4%), Ucraini ortodossi del Patriarcato di Mosca (26,1%), Ucraini cattolici di rito greco (8%(, Ucraini ortodossi Chiesa Autocefala (7,2%), Cattolici Romani (2,2%), Protestanti (2,2%), Ebrei (0,6%), Altri (3,2). 
    • PIL (2015): 90,1 miliardi di $ (pro capite: 7,990 $)

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    • Superficie: 603,550 km²
    • Gruppi etnici: Ucraini 77.8%, Russi 17.3%, Bielorussi 0.6%, Moldavi 0.5%, Tatari della Crimea 0.5%, Bulgari 0.4%, Ungheresi 0.3%, Rumeni 0.3%, Polacchi 0.3%, Ebrei 0.2%, Altri 1.8%
    • Lingue: Ucraino (ufficiale) 67.5%, Russo (lingua regionale) 29.6%, Altre 2.9%
    • Popolazione: 44.209.733
    • Tasso di migrazione netta: 0/1000
    • Tasso di natalità: 10,5 (nati/1.000 abitanti)
    • Urbanizzazione popolazione: 69,7%
    • Città principali: Kiev (capitale) 2.942 milioni; Kharkiv 1.441 milioni; Odessa 1.01 milioni; Dnipropetrovsk 957,000; Donetsk 934,000; Zaporizhzhya 753,000.
    • Aspettativa di vita media: 71,57 anni
    • Principali partiti politici: Batkivshchyna (Patria), Blocco di Petro PoroshenkoNarodnyy Front (Fronte Popolare), Samopomich (Indipendenti), Radical Party (Partito Radicale), Svoboda (Libertà).
    • Moneta: Grivna
    • Export partners (2015): Russia 12.7%, Turchia 7.3%, Cina 6.3%, Egitto 5.5%, Italia 5.2%, Polonia 5.2%
    • Import partners (2015): Russia 20%, Germania 10.4%, Cina 10.1%, Bielorussia 6.5%, Polonia 6.2%, Ungheria 4.2%

Il Presidente Poroshenko

Istituzioni

Indipendente dal 1991, l’Ucraina è una Repubblica presidenziale. Il Presidente della Repubblica è eletto, per un mandato di 5 anni, a suffragio universale e diretto. Il Primo Ministro viene nominato dal Parlamento (Verchovna Rada – Consiglio Supremo) a seguito della proposta del Presidente della Repubblica e, di fatto, è una ratifica di questa. Il Parlamento monocamerale è composto da 450 deputati, per un mandato di 5 anni. Su proposta del Presidente della Repubblica o di almeno 1/3 dei suoi membri, può votare a maggioranza assoluta dei suoi componenti una mozione di sfiducia al Governo.

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A seguito del Conflitto di Crimea il territorio risulta attualmente diviso in 24 regioni (oblast) ed una Repubblica Autonoma della Crimea (dotata di un proprio autonomo statuto di un proprio Parlamento). Durante il conflitto sono sorte inoltre altre due autoproclamate “Repubbliche” situate negli oblast di Donetsk e Lugansk che, attualmente, vengono considerate dal governo ucraino come territori temporaneamente occupati da gruppi armati illegali e da truppe della Federazione Russa.

L’Ucraina (da u kajna,‘’sul confine’’) ha da sempre rappresentato uno spazio di frontiera grazie alla sua posizione geografica che ha profondamente caratterizzato il suo tessuto sociale sia per la forte presenza di minoranze russofone e tatare nel sud e nell’est del paese, sia di gruppi di origine polacca a nord ed, in maniera marginale, a sud del territorio. Fin dalla sua indipendenza i vari governi di Kiev hanno cercato di costruire relazioni positive sia con l’Occidente che con la Russia ma, la difficolta insita in questo bilanciamento, hanno portato negli ultimi anni a situazioni di crescente tensione che sono sfociate nel conflitto del Donbass del 2014.

A seguito dell’annessione russa della Crimea (2014) e del conflitto tuttora in corso che ne è derivato, il paese ha subito negli ultimi anni profonde ripercussioni economiche e sociali.

Gli intensi negoziati portati avanti dal c.d. Formato Normandia (Germania, Francia, Ucraina e Russia) e dal Gruppo Trilaterale di Contatto (OSCE, Ucraina, Russia)  hanno concluso il 12 febbraio 2015 gli Accordi di Minsk, ad oggi ancora inattuati, che prevedono una serie di obblighi (la cui attuazione si è rivelata complessa) facenti capo alle parti al quale sono subordinati sanzioni di tipo principalmente economico. Tali obblighi riguardano misure come il ‘’cessate il fuoco’’ ed il ritiro degli armamenti oltre che riforme costituzionali ispirate sia alla stabilità che alla decentralizzazione in ossequio alle minoranze etniche presenti.

Dal punto di vista interno, i rapporti di forza parlamentari del Presidente Poroshenko, eletto nel 2014 con oltre il 54% dei consensi, sono stati scanditi da frequenti crisi politiche che hanno portato ad una crisi di governo che si è conclusa solo recentemente con le dimissioni del Primo Ministro Yatseniuk e la nomina a nuovo leader dell’esecutivo dello speaker della Rada, Volodymyr Groysman. Particolare fiducia è posta dagli osservatori sul suo esecutivo considerato capace di un rilancio del negoziato politico atto alla risoluzione delle molteplici crisi del paese.

Grivna ucraina

Economia

L’Ucraina è una nazione basata sull’economia di mercato le cui ricchezze storicamente sfruttate sono state il grano, il legname ed i giacimenti minerari. A seguito dell’indipendenza del 1991 varie sono state le riforme economiche realizzate dai governi per stabilizzarne il sistema finanziario e creare una nuova economia a seguito della disgregazione dell’U.R.S.S. A vaste privatizzazioni e ad una riforma agraria, atta a creare un ceto agricolo, sono stati associati finanziamenti per sostenere lo sviluppo di settori strategici ad alta tecnologia come l’industria spaziale, lo sviluppo industriale e l’ingegneria aeronautica. I risultati dei programmi economici sono stati tuttavia largamente contrastati dalla crisi finanziaria globale scoppiata nel 1998 e la crescita economica ha avuto una notevole ripresa solo con il giungere del nuovo millennio.

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Nel corso dei quattro anni successivi (2000-2004) il PIL dell’Ucraina è aumentato di un terzo e la produzione industriale ha avuto un contestuale aumento del 60%. Nei soli primi sette mesi del 2004 l’incremento del Pil ha raggiunto il 13,5%, con una inflazione attestata al 4,4%.

Seppur in quegli anni il tenore di vita degli ucraini fosse ancora ben lontano dagli standard occidentali, l’aumento dei salari, cresciuti a ritmi sostenuti, determinò un impatto positivo sul tessuto sociale grazie al conseguente benessere economico raggiunto, con un aumento degli standard di vivibilità della nazione. Tuttavia, nelle zone ancora arretrate in cui la povertà risulta particolarmente elevata, è stato possibile osservare fenomeni criminali legati in special modo alla tratta di esseri umani finalizzata alla prostituzione, diretta poi sia verso l’Occidente che verso il medio Oriente.

A seguito della perpetua situazione di instabilità politica prodotta a partire dalla “Rivoluzione Arancione” nel 2004 e dalle scelte economiche conseguenti, la situazione economica del paese ha iniziato a peggiorare progressivamente fino al sopraggiungere dalla grave crisi economica mondiale del 2008.

Il ritrattare del presidente Yanukovich riguardo l’accordo sul Commercio e la Cooperazione con l’UE nel novembre 2013 a favore di legami economici più vicini alla Russia portarono alle proteste dell’Euromaidan ed alla conseguente c.d. Crisi della Crimea nel 2014. A seguito dello scoppio del conflitto all’interno del paese e delle sanzioni applicate dalla Russia, l’Ucraina è stata più volte ad un passo dal default, evitato solo grazie agli aiuti provenienti dalla comunità internazionale.

Nel 2015 il Pil ucraino ha registrato una notevole flessione (-9,9%) in netto peggioramento rispetto al -6,6 del 2014. Il Governo di Kiev ha rivisto le stime di crescita del prossimo biennio al +1,1% (2016) e +2,5% (2017). il FMI prevede invece una crescita del 1,5%(2016) e 2,5% (2017).

Il tasso di inflazione ha raggiunto nel 2015 il livello più alto negli ultimi 15 anni (43,5%), quasi raddoppiando il già alto valore del 2014 (24,9%). Secondo le stime governative l’inflazione dovrebbe attestarsi al 13,5% nel 2016 ed al 9% nel 2017.

In soli tre anni, a causa delle tensioni con la Russia ed il conflitto derivato, l’Ucraina ha dimezzato il proprio interscambio commerciale con il resto del mondo grazie all’effetto prodotto dal conflitto nella parte orientale nel paese che ha bloccato le esportazioni di acciaio e che ha costretto il governo ucraino all’importazione di carbone ed energia elettrica, contestuale ad un generale aumento del prezzo del gas naturale utilizzato per il consumo domestico.

A fronte di queste difficolta l’Ucraina è stata destinataria di un massiccio ammontare di aiuti finanziari da parte della comunità internazionale, in primis FMI, poi USA ed UE.

Nel febbraio 2015, in concomitanza con le intese che venivano sottoscritte a Minsk, il FMI ha annunciato la concessione di un prestito di 17,5 miliardi di dollari (Extended Fun Facility) che però, a fronte delle inadempienze ucraine sull’attuazione delle riforme promesse, è stato più volte bloccato nel corso degli anni.

Fino ad ora sono state erogate solo 3 tranches di quelle previste, per un ammontare complessivo di 7,62 mld USD.

Oltre ai crediti del FMI da aggiungersi vi sono i 2 miliardi di USD versati dalla Banca Mondiale, i 3.4 versati dalla UE (cui seguiranno altri 1,2 miliardi condizionati al proseguire del programma di riforma varato dal FMI) ed altri 4 miliardi versati dagli USA, di cui 1 subordinato al compimento di riforme nel settore giudiziario atte a contrastare specialmente l’alto tasso di corruzione endemica presente. Altri Stati come Canada e Giappone hanno versato, inoltre, ulteriori importanti contributi.

Problematiche le relazioni con la Russia anche sul fronte delle relazioni finanziare. Non è stato onorato ancora ad oggi da Kiev il debito di 3 miliardi USD dovuto a Mosca entro dicembre 2015 sottoscritto in Eurobond. A seguito del mancato pagamento e nonostante l’offerta della Germania di mediare al contenzioso, nel febbraio 2016 la Russia ha denunciato l’Ucraina per il mancato adempimento presso il foro competente previsto dal contratto di prestito (l’Alta Corte a Londra). Nonostante questo, nel maggio 2016, il presidente Poroshenko ha emanato una nuova legge, approvata dalla Rada nel mese precedente, che ha esteso ulteriormente la moratoria per il pagamento di tutti i debiti ucraini in scadenza nel Luglio 2016, ivi compresi quindi anche quelli assunti nei confronti della Federazione Russa.

Ulteriore elemento di tensione è stato poi rappresentato dalle multe comminate dal Comitato Antitrust e dal Tribunale Commerciale di Kiev a Gazprom, la più grande compagnia russa, per “abuso di posizione dominante sui servizi di transito nel mercato del gas naturale del paese”. La vertenza, la cui cifra ammonta a 6,7 miliardi di dollari, potrebbe complicare ulteriormente le relazioni tra i due paesi ex alleati considerando che i contratti di transito del gas tra Russia ed Ucraina, determinanti ad oggi per l’approvvigionamenti energetici della UE e dell’Ucraina stessa, andranno in scadenza nel 2019 e che la Russia, ad oggi, rimane fredda riguardo ad un loro rinnovo.

SEZIONE 2 | SCENARI

Proteste anti-governative a Kiev (2014)

Passato

L’Ucraina fu il centro del primo grande impero slavo, il Rus’ di Kiev, che sorse alla fine del IX nell’Est Europa e che, per due secoli, fu il più potente Stato in Europa. Indebolito da guerre intestine e dalla devastazione portata dall’invasione mongola, il Rus’ di Kiev fu annesso nel XII secolo dal Granducato di Lituania e, di conseguenza, entrò a far parte della grande Confederazione Polacco-Lituana. Nonostante l’annessione, nel corso dei secoli successivi, l’eredità culturale e religiosa del Rus di Kiev preparò le fondamenta per il nazionalismo Ucraino che trovò sfogo in un nuovo Stato, l’Etmanato cosacco, che venne fondato durante la metà del XVII secolo. Nonostante la continua pressione moscovita, l’Etnamato riuscì a rimanente autonomo per ben oltre 100 anni prima di essere assorbito all’intero dell’impero russo.

Seguendo le sorti della caduta della Russia zarista nel 1917, l’Ucraina ottenne un breve periodo di indipendenza (1917/20) ma fu ben presto riconquistata e subì un efferato dominio sovietico sino al grande sacrificio di vite subito durante la II Guerra Mondiale, stimate dai 7 agli 8 milioni, a cause dagli eserciti nazisti e sovietici.

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Assorbita dal blocco sovietico, l’Ucraina raggiunse l’indipendenza definitiva solo nel 1991 con la dissoluzione dell’U.R.S.S. Nel susseguirsi degli anni’90, tuttavia, democrazia e prosperità rimasero elusive così come l’effettiva indipendenza nel controllo dello Stato da parte dei governi locali. Inoltre la forte corruzione endemica ha fermato gli sforzi per una riforma economica di privatizzazione e di libertà civili.

Dopo alcuni anni di pace sociale e crescita economica, una protesta pacifica di massa nel 2004, ricordata come la ‘’Rivoluzione Arancione, costrinse le autorità a ribaltare i risultati delle elezioni presidenziali appena svolte a fronte di denunce di brogli da parte delle opposizioni.

Il nuovo voto, che fu monitorato a livello internazionale, portò al potere il Presidente Yushchenko ribaltando il risultato delle elezioni contestate che aveva visto vincere il candidato governativo Janukovyc.

Negli anni seguenti però Janukovyc, sfruttando le divisioni all’interno del partito di Yushchenko, riorganizzò il suo ritorno sulla scena politica con crescente successo, riuscendo prima a divenire Primo Ministro nell’agosto 2006 e dunque Presidente della Repubblica nel febbraio 2010.

Nell’ottobre 2012 In Ucraina vennero indette nuove elezioni per il Rada che, nello svolgersi della campagna elettorale, furono nuovamente ampiamente criticate dagli osservatori occidentali per varie forzature come l’uso delle risorse governative per favorire il partito candidato di governo, l’interferenza all’accesso ai media dei candidati dell’opposizione e per il trattamento ad esse costantemente riservato. La consultazione vide come vincitore il Partito delle Regioni del presidente in carica Janukovyc, il cui leader Azarov venne nominato Primo Ministro. La maggioranza formata dal partito governativo, dal Partico Comunista D’Ucraina e da alcuni indipendenti, era espressione dell’orientamento euroscettico e filo-russo del Paese.

Il passo indietro del presidente Yanukovich, che si rifiutò di concludere l’Accordo sul Commercio e la Cooperazione con l’UE nel novembre 2013 a favore di legami economici più vicini alla Russia, generò dapprima le incisive proteste di piazza dei movimenti dell’Euromaidan. L’uso della violenza da parte dell’esecutivo per sedere le poteste nel febbraio del 2014, aspramente condannato dalla comunità internazionale, portò infatti solo al formarsi di molteplici battaglie campali all’interno di varie città del territorio ucraino ed a decide di morti.

Ritenuto responsabile dell’accusa di strage per la sanguinosa repressione delle proteste, il 22 febbraio il Presidente Yanukovich fugge verso la Russia partendo da Kiev. Pochi giorni dopo, il presidente russo Putin, ordina l’invasione della penisola di Crimea giustificandola come un’azione atta a proteggere le minoranze russe che vivono in quella regione, minacciate dallo scoppio del conflitto interno.
Il 16 marzo 2014, nonostante le forti condanne e le reazioni dell’Occidente, si è tenuto un “referendum sull’autodeterminazione della Crimea” che ha sancito, con il 97,3% dei voti, l’annessione della Crimea alla Federazione Russa.

Nonostante ancora ad oggi sia considerato illegittimo dal governo ucraino, UE, Stati Uniti e dall’assemblea generale delle nazioni unite, l’esito di tale consultazione è stato fortemente sostenuto da Mosca anche grazie a continui rifornimenti alle forze separatiste nelle regioni orientali dell’Ucraina. Tutto questo ha portato ad una situazione di stallo nella quale nessuna delle forze in campo è disposta a retrocedere dalle sue posizioni.

Con un rinnovato tentativo di risolvere le tensioni, i leader di Ucraina, Russia, Germania e Francia, il c.d. Formato Normandia, hanno negoziato un accordo di pace nel 2015 noto come “Accordi di Minsk” nel quale vengono stabiliti degli oneri di caratteri militare e politico, alla quale soddisfazioni sono subordinati la cessazione di sanzioni, perlopiù, economiche.

Ad oggi ancora inattuato a causa della difficoltà nella realizzazione degli accordi, regolari dialoghi vengono effettuati per favorirne la complicata attuazione mentre, in alcune aree dell’Ucraina, sparuti combattimenti armati tra le forze separatiste e quelle ucraine per la riconquista dei territori illegalmente occupati continuano ad esservi.

Lo scoppio del conflitto all’interno del Paese, le sanzioni applicate dalla Russia e gli inevitabili contraccolpi economici, hanno portato più volte negli ultimi anni l’Ucraina ad essere vicina al default, evitato solo grazie agli aiuti provenienti dalla comunità internazionale.

Il processo di Minsk

Presente

Nessun progresso si è realizzato ad oggi per quanto concerne le clausole politiche dell’Accordo di Minsk ma particolare fiducia per un rilancio del negoziato è posta nell’insediamento del nuovo Esecutivo guidato da Volodymyr Groysman, europeista convinto, che ha confermato il proprio impegno ad attuare le intese sottoscritte.

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L’agenda del nuovo governo indica come aree prioritarie d’intervento le riforme economiche e di lotta alla corruzione. Tali riforme sono necessarie all’ottenimento dello sblocco degli aiuti finanziari del FMI sospesi per l’assenza di progressi nel percorso di riforma tracciato.

Lasciata volutamente in secondo piano, sembra, vi è la riforma costituzionale. Questa, sospesa dopo una approvazione in prima lettura del Rada a causa della debolezza in parlamento del Presidente Poroshenko, dovrebbe contenere un riferimento allo status speciale del Donbass e dunque essere funzionale all’attuazione degli Accordi di Minsk.

Il Rapporto NATO-Ucraina si è molto approfondito dallo scoppio della crisi in Crimea poggiandosi, in ogni caso, su proficue relazioni sviluppate nell’arco di circa 20 anni nel quadro di rifermento della Commissione NATO-Ucraina. Numerosi sono stati i seminari Rose-Roth ospitati.

Al Vertice di Galles del 2014, fondamentale nel determinare il futuro dell’Alleanza Atlantica, furono avviati 5 Fondi fiduciari (estesi a 6 nel 2015) al fine di sostenere i progetti di riqualificazione militare del personale, oltre che per il rafforzamento delle capacità di difesa dell’Ucraina. Importanti dichiarazioni di amicizia e condivisione degli orizzonti e degli intenti sono state fatte anche al Vertice di Varsavia del 2016.

Il futuro dell'Ucraina è nella NATO?

Futuro

Il presidente dell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa Agramunt, ha effettuato una visita ufficiale in Ucraina a maggio 2016 esprimendo apprezzamento per l’impegno profuso dal nuovo governo nel raggiungimento dei valori e gli standard europei, ribadendo peraltro il rispetto del Consiglio d’Europa dell’integrità e della sovranità dell’Ucraina. Ha sottolineato poi, allo stesso tempo, la necessita di costruire un paese prospero con istituzioni e strutture democratiche dotate di stabilità. Nuovamente la riforma costituzionale, volta a contrastare la corruzione ed a realizzare un decentramento effettivo, assieme ad una riforma del sistema giudiziario, viene auspicata come panacea ai mali ucraini.

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Particolari relazioni vi sono tra Ucraina ed Unione Europea. Dal 2008 è stato avviato un proficuo dialogo in materia di liberalizzazione dei visti Schengen secondo un piano d’azione ai quali standard tecnici che l’Ucraina è chiamato a raggiungere, viene subordinata l’abolizione del Visto necessario all’accesso nel territorio dell’Unione.

Alcuni Stati membri (soprattutto quelli centro-orientali ed i baltici) spingono per una rapida finalizzazione del processo in atto, fondando le argomentazioni su considerazioni di natura, specialmente, politica. Dall’altra parte ,un numero consistente di Stati membri dalla differente storia, han più volte espresso serie riserve sull’effettiva capacità dell’ex stato sovietico di raggiungere tali standard tecnici prescritti.

Di recente, ad aprile 2016, la Commissione Europea ha proposto al Consiglio dell’UE ed al Parlamento Europeo un disegno di liberalizzazione dei Visti per tutti i cittadini ucraini, nel caso in cui i viaggi fossero di breve durata (fino 90gg) e compiuti per motivi lavorativi, familiari o turistici. Se verrà approvato dal Parlamento e dal Consiglio, tale atto priverà i cittadini ucraini dell’obbligo di visto per entrare nell’area Schengen al soddisfacimento della doppia condizione prevista.

A fine gennaio 2017 è stato inoltre approvato il Piano d’azione per i territori delle Oblast di Donetsk e Lugansk. Rivolto alle Autorità locali coinvolte nella gestione dei territori, il piano è finalizzato ad accrescere la trasparenza per consentire l’accesso della popolazione ai servizi essenziali ed ai bene di primari, tentando cosi di combattere l’endemica corruzione che permane nel paese. Tale quadro di rapporti ha tuttavia subito un forte deterioramento nel Marzo 2017 quando il Governo di Kiev ha deciso di sospendere ogni scambio commerciali con i territori separatisti, innescando una dinamica giudicata dagli osservatori come “lose-lose” che, ad oggi, ha esponenzialmente aumentato il rischio di paralisi economica., complice il rifiuto da parte del FMI di erogare la quarta tranche di aiuti previsti a causa del permanere di una situazione instabile all’interno del Paese.

Sullo sfondo di tali rapporti rimane la delicata questione di una futura ed eventuale richiesta di adesione alla NATO che, nel caso avvenga, potrebbe fondarsi sulla passata dichiarazione rilasciata a nel Vertice del 2008 dei Capi di Stato e di Governo a Bucarest, ove si affermò che Ucraina e Georgia “diverranno membri della NATO”. Quel che è certo è che i rapporti tra Ucraina e Russia, negli ultimi anni, si sono molto raffreddati e che il paese, lentamente ma inesorabilmente, sempre più si sta avvicinando alla sfera di influenza occidentale.

In generale il clima politico interno presenta degli elementi di tensione e di sfiducia che, progressivamente, stanno erodendo le prospettive di sviluppo e di stabilizzazione istituzionale ed economica del paese.

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