Russia

SEZIONE 1 | BACKGROUND DATA

Anagrafica

    • Nome ufficiale: Federazione Russa
    • Confini: Norvegia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Bielorussia, Ucraina, Georgia e territori contesi di Ossezia del Sud e Abcasia, Azerbaigian, Kazakistan, Cina, Corea del Nord e Mongolia.
    • Forma di governoRepubblica semi presidenziale.
    • Religioni: Il 72% della popolazione si dichiara non credente. Gli ortodossi sono circa il 16%, i musulmani il 10%.
    • PIL: 3.751 miliardi di $ (pro capite: 26.100 $)

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    • Superficie:  17.125.191 km²
    • Gruppi etniciRussi (82%), Tartari (4%), Ucraini (3%), Ciuvasci (1%), Bashkiri (1%), Moldavi (1%) e Bielorussi (1%).
    • Linguerusso (uff.), tartara, ucraina.
    • Popolazione: 142.355.415  (10° al mondo in ordine di grandezza).
    • Tasso di migrazione nettaN/D
    • Tasso di natalità: 12,9 (nati/1.000 abitanti).
    • Urbanizzazione popolazione73%.
    • Città principali: Mosca (capitale, 12.166.000 abitanti), San Pietroburgo, NovosibirskEkaterinburgNižnij NovgorodKazan.
    • Aspettativa di vita media70,3 anni.
    • Principali partiti politici: Russia UnitaPartito Comunista della Federazione RussaPartito Liberal-Democratico di RussiaRussia Giusta.
    • MonetaRublo.
    • Export partnersPaesi Bassi (11,9%), Cina (8,3%), Germania (7,4%), Italia (6,5%), Turchia (5,6%), Bielorussia (4,4%), Giappone (4,2%).
    • Import partnersCina (19,2%), Germania (11,2%), Stati Uniti (6,4%), Bielorussia (4,8%), Italia (4,6%).

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Istituzioni

La Federazione russa è una Repubblica semi presidenziale a struttura federale: il presidente è eletto a suffragio universale e nomina il primo ministro, che deve però godere anche della fiducia del Parlamento. Il presidente non può essere eletto per più di due volte consecutive. Il suo mandato, in seguito alla riforma entrata in vigore dalle elezioni del 2012, è stato esteso da quattro a sei anni.

Il Parlamento federale ha struttura bicamerale. È composto dalla Duma (la Camera bassa), formata da 450 deputati ed eletta a suffragio universale ogni quattro anni, e dal Consiglio federale, costituito da 166 senatori eletti in maniera indiretta dalle assemblee locali.

Nel 2007 Putin ha fondato un nuovo partito, Russia unita, che alle elezioni parlamentari del 2007 ha conquistato il 70% dei seggi della Duma, sancendo l’egemonia del presidente nell’attuale scenario politico.

Nel settembre del 2016 si sono tenute le elezioni della Camera Bassa. La nuova Duma è costituita dagli stessi quatto partiti presenti nella scorsa legislatura: Russia Unita (54,21%), Partito Comunista della Federazione Russa (13,35%), Partito Liberal-Democratico (13,16%) e Partito social-democratico Russia Giusta (6,21%).

Approfondisci

Secondo la Costituzione il Paese è composto da ottantacinque soggetti federali, compresa la Repubblica di Crimea e la città federale di Sebastopoli, la cui recente istituzione è contestata a livello internazionale e indicata come un’annessione illegale.

I soggetti federali sono raggruppati in nove distretti federali, ognuno amministrato da un inviato nominato dal Presidente della Repubblica. A differenza dei soggetti federali, i distretti federali non sono un livello sub nazionale di governo, ma sono un livello di amministrazione del governo federale. Gli inviati ai distretti federali fungono da collegamento tra i soggetti federali e il governo federale e sono i primi responsabili della supervisione della conformità tra le leggi.

In base all’articolo 114 della Costituzione russa, al governo sono attribuite varie funzioni:

• elabora e presenta alla Duma il bilancio federale e provvede alla sua esecuzione; 

• presenta alla Duma il rendiconto sull’esecuzione del bilancio federale;

• assicura l’attuazione di un’unica politica finanziaria, creditizia e monetaria; 

• assicura l’attuazione di un’unica politica statale nell’ambito della cultura, della scienza, dell’istruzione, della salute, della previdenza sociale e dell’ambiente;

• realizza provvedimenti per assicurare la difesa nazionale, la sicurezza e la gestione della politica estera della Federazione Russa;

• adotta le misure per assicurare il rispetto della legalità, dei diritti e delle libertà dei cittadini, nonché la tutela della proprietà e dell’ordine pubblico.

Negli anni Novanta, sotto la presidenza di Boris El’cin (1991-1999), la Russia dovette affrontare una grave frammentazione politica interna. Tra il 1993 e il 1999 nessun partito riuscì a formare una maggioranza stabile e quasi la metà delle leggi approvate in questo periodo provennero da proposte governative. Ritenuto responsabile del collasso finanziario del paeseEl’cin si dimise a fine dicembre del 1999, lasciando l’incarico ad interim a Vladimir Putin, già primo ministro dall’agosto di quell’anno. Alla vigilia dello scoppio della seconda guerra cecena Putin, già agente della polizia segreta sovietica, trovò nella crisi nel Caucaso settentrionale uno strumento utile a rilanciare il ruolo della presidenza federale, proponendosi come nuovo punto di riferimento nel panorama politico-istituzionale e come leader capace di ricostruire l’identità nazionale russa dopo un decennio di crisi. Il ritrovato sostegno dell’opinione pubblica fu sancito dall’esito delle elezioni del maggio 2000, che gli affidarono la guida del paese.

La riabilitazione della figura e della carica del presidente della Federazione russa, ricoperta da Putin tra il 2000 e il 2008, ha avuto come effetto quello di stabilizzare il paese dal punto di vista interno e di eclissare, di fatto, il ruolo dei primi ministri. Putin ha inoltre coniato il concetto di “democrazia sovrana”, che postula il diritto russo di adottare una forma di democrazia diversa da quella occidentale, persino autoritaria nei suoi risvolti pratici, caratterizzati da paternalismo, centralismo e ruolo del leader. Nel 2007 Putin ha fondato un nuovo partito, Russia unita, che alle elezioni parlamentari del 2007 ha conquistato il 70% dei seggi della Duma, sancendo l’egemonia del presidente nell’attuale scenario politico. La continuità politica alla presidenza della Federazione è stata assicurata, nel 2008, con l’elezione di Dmitrij Medvedev, delfino di Putin, che ha da quel momento ricoperto il ruolo di primo ministro.

Con le elezioni legislative del dicembre 2011, il partito Russia unita ha ribadito il suo predominio, seppur parzialmente indebolito: ha mantenuto la maggioranza ottenendo 238 seggi a fronte dei 212 dell’opposizione. Le elezioni presidenziali tenutesi il 4 marzo 2012 hanno registrato una larga vittoria di Putin con il 63% dei voti. Ciononostante, rispetto all’elezione del 2007 e come per la Duma, la percentuale degli elettori per il candidato di Russia unita è diminuita di circa otto punti.

Nel settembre del 2016 si sono tenute le elezioni della camera bassa (Duma), con la nuova legge elettorale, in vigore dal 2015: un sistema elettorale misto che prevede l’assegnazione di metà dei seggi della Duma sulla base di un sistema proporzionale e l’altra metà sulla base di collegi uninominali. Anche questa volta si è registrata una vittoria schiacciante del partito del presidente Vladimir Putin. La nuova Duma è costituita dagli stessi quatto partiti presenti nella scorsa legislatura: Russia Unita (54,21%), il Partito Comunista della Federazione Russa (13,35%), il Partito Liberal-Democratico (13,16%) e il partito social-democratico Russia Giusta (6,21%).

I partiti dell’opposizione extraparlamentare non hanno superato la soglia di sbarramento del 5%. Nonostante il risultato, l’affluenza al voto è stata piuttosto bassa: la nuova Duma infatti è stata eletta dal 47% della degli aventi diritto al voto. Mosca e San Pietroburgo hanno registrato, rispettivamente, soltanto il 35,18% e il 32,47%.

Il Presidente del CdA di Rosneft (Igor Sichen) con un impiegato di Rosneft e il Presidente Putin

Economia

La Russia vanta enormi risorse naturali, in particolare di petrolio e gas naturale. In termini di Pil nominale si classifica al 15º posto mondiale e al 6º posto come potere d’acquisto. A partire dall’inizio del XXI secolo l’alto consumo interno e una maggiore stabilità politica hanno sostenuto la crescita economica e nel 2008 il Paese ha chiuso il suo nono anno consecutivo di crescita, sperimentando però subito dopo un rallentamento dovuto al calo del prezzo del petrolio e del gas.

Nel 1991 il Pil reale della Russia scese del 12% e il deficit arrivò al 26% del Pil: una profonda crisi economica accompagnò la transizione dall’economia pianificata all’economia di mercato. Nonostante le numerose riforme varate, come quelle del fisco, del welfare e della proprietà privata e un processo di privatizzazione avvenuto rapidamente negli anni Novanta, la crisi economica del 1998 ha rallentato questi processi e la liberalizzazione è rimasta incompiuta.

Lo Stato mantiene il controllo dei settori trainanti dell’economia, in primis quello petrolifero (con l’espansione della controllata Rosneft rispetto alla Yukos), ma anche quello bancario e degli armamenti, mentre le imprese straniere giocano ancora un ruolo molto limitato nel paese.

Il paese alla fine del 2013 ha cominciato un periodo di stagnazione in concomitanza con la guerra dell’Ucraina orientale ed è in pericolo di entrare in stagflazione, cioè una crescita lenta accompagnata da alta inflazione.

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La produttività agricola è diminuita rispetto all’epoca sovietica, anche se è in ripresa. La vulnerabilità al clima fa sì che il suolo agricolo rappresenti il 32% del totale, mentre il 45% del territorio è ricoperto da foreste che producono legname, uno dei principali beni di esportazione.

L’industria estrattiva è molto sviluppata ma, in generale, la Russia ha ereditato una base industriale tecnologicamente arretrata e orientata a processi di trasformazione a basso valore aggiunto. Inoltre il tessuto industriale è costituito prevalentemente da grandi imprese, mentre servizi finanziari e turismo sono tra i principali settori del terziario.

Secondo uno stress test condotto dalla banca centrale russa sul sistema finanziario, l’economia del Paese sarebbe in grado di gestire una svalutazione del 25 -30% senza grosse interferenze da parte della stessa Banca Centrale. 

Da ottobre 2013 a ottobre 2014 il rublo russo è crollato del 24%, entrando nel livello in cui la banca centrale potrebbe valutare un intervento per rafforzare la moneta. Inoltre, dopo aver toccato il 3,6% nel 2012 – tasso più basso dall’indipendenza dall’Unione Sovietica – l’inflazione in Russia è salita a quasi il 7,5% nel 2015, portando la Banca Centrale ad aumentare il tasso di interesse dal 5,5% all’8%. 

Il Paese possiede le maggiori riserve mondiali di gas naturale e le ottave più grandi riserve di petrolio, classificandosi inoltre al secondo posto per quanto riguarda le riserve di carbone.

La Russia si classifica come il secondo Paese più corrotto in Europa (dopo l’Ucraina), secondo l’indice di percezione della corruzione.

L’attuale interdipendenza energetica tra Russia ed Europa, regioni rispettivamente esportatrice e importatrice di risorse energetiche, ha trasformato una parte dei paesi europei fuoriusciti dall’ex Unione Sovietica o facenti parte dell’ex Patto di Varsavia in stati di transito per gasdotti e oleodotti diretti verso ovest. Sebbene il greggio possa essere trasportato anche attraverso petroliere, il commercio del gas è infatti ancora in vasta misura ‘rigido’, legato cioè alla sua trasmissione attraverso gasdotti. La posizione strategica di questi paesi ha dunque permesso loro di strappare prezzi minori rispetto a quelli di mercato. Malgrado ciò, la loro pressoché totale dipendenza dalle importazioni energetiche, in primo luogo di gas, dalla Russia ha permesso a Mosca di utilizzare la minaccia o l’effettivo blocco delle forniture per spingere verso la risoluzione di divergenze che fino a quel momento rimanevano irrisolte. L’utilizzo politico della minaccia dell’interruzione delle forniture è stato un tratto costante delle politiche russe dell’ultimo decennio, tanto da aver aumentato il senso di insicurezza energetica dei paesi dell’Europa occidentale, che vedono minacciata la stabilità dei loro approvvigionamenti. Il progressivo indebitamento dei paesi clienti è stato, inoltre, spesso ripianato da questi attraverso la cessione della propria rete infrastrutturale alle compagnie russe.

SEZIONE 2 | SCENARI

Lenin e Stalin su un manifesto

Passato

Il costituirsi della prima formazione statale degli Slavi orientali, cioè della Rus di Kiev, rappresenta il punto d’inizio di tutta la storia russa. I guerrieri scandinavi (Vichinghi e Normanni) superarono il Baltico e dalla Scandinavia mossero verso Sud sfruttando la rete di comunicazioni fluviali per raggiungere le terre dell’Oriente bizantino.

Durante il regno di Pietro I il Grande (1689-1725) la Russia conobbe un rinnovamento dell’organizzazione militare e civile dello Stato, accanto ai primi segni di sviluppo economico e alla ripresa di una politica espansionistica: questo insieme di fattori pose le basi per la trasformazione del paese (dal 1721, Impero russo) in una delle principali potenze europee.

Dopo la caduta di Napoleone, la Russia fu una delle protagoniste della politica europea. Giocò un ruolo importante al Congresso di Vienna (1814-15), ottenendo tra l’altro la Polonia. Insieme a Prussia e Austria, inoltre, diede vita alla Santa Alleanza, che ebbe una funzione essenziale nel vigilare sull’ordine internazionale della Restaurazione.

Dopo la sconfitta subita nella guerra russo-giapponese (1904-05) scoppiò la prima rivoluzione russa. Lo zar fu costretto a concedere una Costituzione e si formò un Parlamento (la Duma) i cui poteri furono però progressivamente limitati.

Durante la crisi determinata dalla Prima guerra mondiale, a cui la Russia partecipò in alleanza con Gran Bretagna e Francia, acquisirono consistenza importanti gruppi rivoluzionari, tra cui i socialrivoluzionari e i socialdemocratici, che già nel 1902-03 si erano divisi tra menscevichi e bolscevichi. Le sconfitte subite e il logoramento morale e materiale costituirono le immediate premesse della rivoluzione del febbraio 1917 (marzo secondo il calendario gregoriano) che, con l’abdicazione di Nicola II, pose termine al regime zarista.

Il crollo della monarchia aprì la strada a una crisi generale dell’assetto sociale e politico del paese, sfociando nella Rivoluzione d’ottobre e nell’instaurazione del potere sovietico.

Dopo la caduta del regime comunista, la Russia è diventata il nucleo politico della Federazione russa, che a sua volta fa parte della Comunità degli Stati indipendenti, sorta sulle ceneri dell’Unione Sovietica (CSI).

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Nel 1561 Ivan IV di Russia (detto il “Terribile”) cominciò a usare il titolo di zar e ad assumere emblemi e predicati imperiali, contribuendo così a creare il mito di Mosca come ‘terza Roma’.

Durante il regno di Pietro I il Grande (1689-1725) la Russia conobbe un rinnovamento dell’organizzazione militare e civile dello Stato, accanto ai primi segni di sviluppo economico e alla ripresa di una politica espansionistica: questo insieme di fattori pose le basi per la trasformazione del paese.

Dopo la caduta di Napoleone, la Russia fu una delle protagoniste della politica europea. Giocò un ruolo importante al Congresso di Vienna (1814-15), ottenendo tra l’altro la Polonia. Insieme a Prussia e Austria, inoltre, diede vita alla Santa Alleanza, che ebbe una funzione essenziale nel vigilare sull’ordine internazionale della Restaurazione. Stato fortemente autocratico, la Russia rimase estranea ai moti e alle rivoluzioni che investirono l’Europa nella prima metà dell’Ottocento. L’unica eccezione fu il moto dei decabristi del 1825, represso nel sangue dallo zar Nicola I (1825-55) appena insediatosi al potere.

Svolta importante fu la guerra di Crimea (1853-56) contro i Turchi, la Gran Bretagna, la Francia e il Regno di Sardegna. In questo conflitto, infatti, la Russia mostrò tutta la sua debolezza e, sconfitta, ripiegò su sé stessa. Si aprì allora un ampio dibattito tra ‘occidentalisti’ e ‘slavofili’, cioè tra i fautori delle riforme di stampo occidentale e coloro che invece si opponevano a questa prospettiva in nome delle peculiarità della civiltà russa. Gli stessi vertici del potere zarista, a partire dallo zar Alessandro II (1855-81), presero coscienza della necessità di avviare un processo di modernizzazione che permettesse il superamento della strutturale arretratezza dell’Impero.

Il principale risultato di questa svolta fu, nel 1861, l’abolizione della servitù della gleba. Si trattò tuttavia di una misura insufficiente, che non riuscì a risolvere i problemi dei contadini e quindi a innescare lo sviluppo di una moderna economia. 

Nei primi anni del ‘900 nacque in alcune regioni del paese un processo di industrializzazione, che trasse impulso soprattutto dallo Stato e dai capitali stranieri e che nello stesso tempo favorì la nascita di un moderno movimento operaio. Dopo la sconfitta subita nella guerra russo-giapponese (1904-05) scoppiò la prima rivoluzione russa. Lo zar fu costretto a concedere una Costituzione e si formò un Parlamento (la Duma) i cui poteri furono però progressivamente limitati.

In questo contesto, nonostante alcuni rilevanti tentativi di riforma agraria, acquisirono consistenza importanti gruppi rivoluzionari, tra cui i socialrivoluzionari e i socialdemocratici, che già nel 1902-03 si erano divisi tra menscevichi e bolscevichi. Queste forze divennero decisive durante la crisi determinata dalla Prima guerra mondiale, a cui la Russia partecipò in alleanza con Gran Bretagna e Francia. La guerra colse il paese impreparato sul piano militare: le sconfitte subite e il logoramento morale e materiale costituirono le immediate premesse della rivoluzione del febbraio 1917 (marzo secondo il calendario gregoriano) che, con l’abdicazione di Nicola II, pose termine al regime zarista.

Il crollo della monarchia aprì la strada a una crisi generale dell’assetto sociale e politico, sfociando nella Rivoluzione d’ottobre e nell’instaurazione del potere sovietico.

La proclamazione della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa (RSFSR) fu seguita dalla perdita di ampi territori occidentali già appartenenti all’Impero russo (Finlandia, Paesi baltici, Polonia, Ucraina occidentale, Bessarabia) e dalla nascita di nuove repubbliche sovietiche (Ucraina, Bielorussia, Transcaucasia) nell’area rimasta sotto l’influenza di Mosca.

L’URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche) ebbe come capitale Mosca e come lingua ufficiale il russo, ma la sua complessa struttura etnoterritoriale si sviluppò in gran parte a spese della repubblica russa. Nel 1954 la Crimea fu ceduta alla repubblica ucraina.

Malgrado fosse formalmente sullo stesso piano delle altre repubbliche federate, la politica del partito comunista al potere tendeva a identificare gli interessi della Russia con quelli dell’URSS nel suo complesso. La maggior parte delle posizioni di rilievo nei gruppi dirigenti sovietici era occupata da russi; la politica economica del governo centrale, inoltre, incoraggiava i russi a emigrare verso le altre repubbliche federate.

Nel corso degli anni ‘80 la crisi progressiva del sistema economico e politico sovietico provocò un indebolimento del potere centrale e lo sviluppo di tendenze nazionaliste e separatiste, in particolare nelle repubbliche non russe economicamente più avanzate. Questi fenomeni generarono a loro volta una reazione nazionalista e isolazionista presso ampi strati della popolazione russa.

partire dal ‘90, nel quadro del tentativo di riforma dell’URSS condotto da M.S. Gorbačëv (dal 1985 segretario generale del PCUS, dal 1989 presidente dell’URSS), anche nella Repubblica russa fu avviato un processo di autonomia e furono create istituzioni nazionali specifiche.

Nel marzo 1990 fu eletto un nuovo Parlamento russo, che in maggio elesse il leader dei riformatori radicali, El´cin, presidente del Soviet supremo. Nel giugno dello stesso anno il Parlamento votò una Dichiarazione di sovranità della Russia nei confronti dell’URSS.

Un anno dopo, il processo si consolidava con l’istituzione della carica di presidente della Repubblica (eletto a suffragio universale e dotato di poteri esecutivi) e l’elezione di El´cin. Gorbačëv cercò di far fronte alle spinte nazionaliste e indipendentiste proponendo alle repubbliche costitutive dell’URSS di sottoscrivere un nuovo trattato di unione, che riconoscesse loro un’ampia autonomia, ma il progetto fu bloccato da un tentativo di colpo di Stato, il cui fallimento aprì la strada alla crisi definitiva del potere sovietico.

Il processo si concluse nel dicembre 1991 con la dissoluzione dell’URSS. Il 25 dicembre dello stesso anno, la Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa assumeva la nuova denominazione ufficiale di Federazione Russa.

Dapprima sotto la leadership di El´cin e poi sotto quella di Putin ha avviato un difficile processo di transizione verso la democrazia e l’economia di mercato, confrontandosi al tempo stesso con le molteplici tensioni nazionalistiche e separatistiche esplose all’interno della Federazione, in particolare in Cecenia.

Parata militare in Piazza Rossa a Mosca

Presente

Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, la Russia entrò a pieno titolo nella coalizione internazionale contro il terrorismo patrocinata dagli Stati Uniti, ottenendo una serie di vantaggi sul piano diplomatico.

La collaborazione tra Mosca e Washington conobbe una prima crisi in occasione della guerra in Iraq, giudicata un errore da Putin. 

Le tensioni tra la Russia e il campo occidentale furono alimentate anche dai sommovimenti politici verificatisi in Ucraina (rivoluzione arancione) e Georgia (rivoluzione delle rose), considerati da Mosca il frutto di inaccettabili ingerenze nella propria sfera di influenza.

Nel 2007 Putin ha fondato un nuovo partito, Russia unita, che alle elezioni parlamentari del 2007 ha conquistato il 70% dei seggi della Duma, sancendo l’egemonia del presidente nell’attuale scenario politico.

Le accuse rivoltegli di seguire una linea sempre più autoritaria non ne intaccarono la determinazione nel perseguire gli obiettivi di rilancio del ruolo di potenza e dei sentimenti di orgoglio nazionale.

Nel settembre del 2016 si sono tenute le elezioni della Camera bassa (Duma) con la nuova legge elettorale, in vigore dal 2015: un sistema elettorale misto che prevede l’assegnazione di metà dei seggi della Duma sulla base di un sistema proporzionale e l’altra metà sulla base di collegi uninominali. Anche questa volta si è registrata una vittoria schiacciante del partito del presidente Vladimir Putin. La nuova Duma è costituita dagli stessi quatto partiti presenti nella scorsa legislatura: Russia Unita (54,21%), il Partito Comunista della Federazione Russa (13,35%), il Partito Liberal-Democratico (13,16%) e il partito social-democratico Russia Giusta (6,21%).

Approfondisci

Nell’estate del 2008 la crisi con la Georgia per la questione dell’indipendenza dell’Ossezia del Sud e dell’Abcasia (e il conseguente intervento armato della Russia) ha accentuato le tensioni con i paesi occidentali, in particolare con gli USA.

Nonostante la crisi ucraina e il conseguente raffreddamento delle relazioni con l’Occidente, il Paese ha rivestito un ruolo di primaria importanza sia nei negoziati sul nucleare iraniano, conclusi con il raggiungimento di un accordo nel luglio del 2015, sia in Siria, dove nel settembre 2015 è intervenuto militarmente sia per combattere lo Stato Islamico, sia per offrire sostegno a Bashar al-Assad, aprendo però nuove tensioni con le potenze occidentali.

Putin con il Presidente cinese Xi Jinping

Futuro

Il governo moscovita è attivo su molti fronti.

In primo luogo, guarda alla Cina con un misto di speranza e preoccupazione, bilanciando rischi geopolitici e opportunità economiche. Da un lato, la Cina viene considerata in parte come una potenziale minaccia alla tradizionale influenza russa sull’Asia Centrale. Proprio il tentativo di contenere la spinta espansionistica cinese è alla base della cooperazione regionale tra Mosca e Pechino attraverso l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco) che, fondata nel 1996, comprende anche le repubbliche centro-asiatiche con l’eccezione del Turkmenistan. Dall’altro, le opportunità economiche sono principalmente connesse alle possibilità di interdipendenza energetica che la crescita economica della Cina apre al paese.

In secondo luogo, il superamento del sistema bipolare ha permesso anche un approfondimento delle relazioni tra Mosca e gli interlocutori occidentali. Sebbene l’Alleanza Atlantica abbia resistito al termine della Guerra fredda, creando momenti di tensione con Mosca, un certo scollamento si è generato al suo interno proprio in relazione ai rapporti con la Russia.

La Russia di domani non sarà il prodotto di una necessità storica (tanto meno delle sole scelte di Putinma di determinate scelte politiche fatte dalle élite russe ad ognuno dei bivi storici vissuti negli ultimi 25 anni.

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Putin conosce i problemi della Russia: la sua inferiorità militare, la crisi economica, un’élite legata al regime soltanto dalla paura e una gioventù istruita che prima o poi inizierà a chiedere più diritti, oppure finirà con l’emigrare, privando la Russia del suo talento. Quello che Putin sta cercando di fare è cambiare il sistema, mantenendo intatto il suo potere.

Se Putin deciderà di percorrere la stessa strada che ha seguito fino ad oggi (mantenere in piedi un sistema politico ed economico repressivo, continuare un confronto costante e costoso con l’Occidente, perpetuare la repressione del dissenso) il suo sistema di potere rischia di non resistere ancora per molto, a meno che la Russia non riesca a completare la trasformazione iniziata nel 1991. Quello che Putin cerca di presentare come la rinascita del suoi paese potrebbe in realtà rivelarsi l’ultima fase del suo declino.

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