Libano

SEZIONE 1 | BACKGROUND DATA

Anagrafica

    • Nome ufficiale: Repubblica Libanese
    • Confini: Siria a nord, est e sud-est, Israele a sud, Mar Mediterraneo a ovest
    • Forma di governoRepubblica parlamentare
    • Religioni: Musulmani 54% (sunniti 27%, sciiti 27%), Cristiani 40,5%, Drusi 5,6%; presenti anche piccole comunità di ebrei, buddisti, maroniti e indù.
    • PIL85,1 miliardi di $ (pro capite: 18.500 $)

    Approfondisci

    • Superficie: 10.400 km²
    • Gruppi etnici: Arabi (95%), Armeni (4%), altro (1%).
    • Lingue: arabo (uff.), francese, inglese, armeno.
    • Popolazione: 6.237.738
    • Tasso di migrazione netta-1,1/1000 abitanti
    • Tasso di natalità: 14,4/1.000 abitanti
    • Urbanizzazione popolazione: 87,8%
    • Città principali: Beirut (capitale) 2,2 milioni di abitanti
    • Aspettativa di vita media: 77,6 anni
    • Principali partiti politici: Movimento il Futuro, Corrente Patriottica Libera, Partito di Dio (Hezbollah).
    • Moneta: Lira libanese
    • Export partners (2015): Arabia Saudita 12,1%, EAU 10,6%, Iraq 7,6%, Siria 7,1%, Sud Africa 6,6%
    • Import partners (2015): Cina 11,5%, Italia 7,1%, Germania 6,8%, Francia 6%, USA 5,7%, Russia 4,6%, Grecia 4,4%

Michel Aoun, Presidente della Repubblica Libanese

Istituzioni

Il Libano è una Repubblica parlamentare del Vicino Oriente, bagnata dal Mar Mediterraneo e confinante con Israele e Siria. È uno stato molto piccolo: la sua estensione è di circa 10mila km², poco più della Basilicata.

La capitale del Libano è Beirut, città intorno a cui gravita – più o meno – metà della popolazione libanese, che conta in totale circa 4 milioni di persone.

Il Libano è indipendente dal 1943, anche se solo nel 1946 – anno in cui le truppe francesi e inglesi abbandonarono il paese – la sovranità territoriale divenne realmente tale.

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Lattuale sistema istituzionale si regge sulla Costituzione approvata nel 1926 e modificata nel 1943 e nel 1989. Esso è definibile come sistema semi-presidenziale, poiché il Presidente della Repubblica (non eletto dalla popolazione) divide il potere esecutivo con il Primo Ministro; il Presidente è eletto ogni sei anni dallAssemblea Nazionale (Majlis al-Nuwab, a cui partecipano 128 deputati), la quale detiene il potere legislativo ed è eletta a suffragio universale ogni 5 anni (letà minima prevista per votare è di 21 anni).

Dal 25 maggio 2014, data di fine mandato del Presidente Michel Suleiman, la carica è stata vacante per due anni e mezzo fino al 31 Ottobre 2016, quando il cristiano-maronita Michel Aoun è riuscito a ottenere un consenso intorno alla sua figura.

Laspetto più importante di tutta limpalcatura istituzionale libanese, è senza dubbio la sua natura confessionale: infatti, in Libano l’appartenenza religiosa di ogni singolo cittadino è il principio ordinatore della rappresentanza politica, nonché il cardine del sistema giuridico. Tale struttura deriva dalla prima modifica costituzionale, quella del 1943, quando tramite il Patto nazionale” si decise – per compromesso politico – di distribuire le massime cariche dello Stato equamente ai tre principali gruppi religiosi, così da arginare il forte settarismo religioso e la rivalità per la conquista del potere. Di conseguenza, da allora le cariche sono così ripartite:

• il Presidente della Repubblica è cristiano maronita.
• il Primo Ministro è sunnita,
• il Presidente del Parlamento è sciita.

Dal 2011, durante la guerra civile siriana, si è tuttavia riacutizzato lo scontro settario libanese che vede le fazioni sunnite sostenere i ribelli, mentre quelle sciite, e in particolare la milizia Hezbollah, sostenere anche militarmente il governo siriano. Lo sconfinamento della guerra civile siriana in Libano ha coinvolto anche i grandi centri urbani, tra cui Beirut, Sidone e Tripoli dove si sono verificati scontri armati, rapimenti e attentati. Dal 2012 ad oggi le Forze armate libanesi hanno fatto da interposizione tra i due contendenti, mentre le elezioni presidenziali, previste nel 2013, sono state rinviate al 2017.

Il problema è che la Costituzione libanese prevede che lAssemblea Nazionale non può condurre la sua regolare attività se il posto di presidente è vacante.

Il Sistema delle leggi civili deriva da un conglomerato tra: il codice civile francese, la legge tradizionale ottomana e leggi impartite dalla religione che riguardano lo stato personale, il matrimonio e altri rapporti familiari delle comunità cristiane, islamiche ed ebraiche.

Per quanto riguarda il rapporto con gli altri stati il Libano non ha aderito alla ICJ jurisdiction declaration.

Lo Stato riconosce ufficialmente 18 confessioni, le due maggiori sono quella musulmana (54%) e quella cristiana (40%). La lingua ufficiale è larabo e la seconda lingua è il francese.

Il Libano è famoso per i suoi cedri

Economia

Il Libano ha uneconomia di libero mercato che sinserisce in una tradizione commerciale marcatamente liberista. Il governo non pone freni agli investimenti stranieri, anche se questi non sono aiutati dal clima di corruzione, dalla burocrazia elefantiaca, dalla legislazione inadeguata e dalle alte tasse e tariffe. I principali mercati, decisivi per la crescita economica, sono quello bancario e quello turistico.

In seguito alla guerra civile, il paese ha dovuto ricostruire gran parte delle infrastrutture fisiche e finanziarie distrutte dalla guerra, operazione che comportò un pesante indebitamento con le banche domestiche: oggi, il Libano ha il quarto debito più alto (in rapporto al PIL) in tutto il mondo.

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La guerra del 2006 e la successiva fase di incertezza politica hanno generato tensioni interne e rallentato la crescita economica del paese, che si è assestata tra l1 e il 2% dopo quattro anni di crescita ad una media dell8%. Il rallentamento della crescita, di conseguenza, limita le possibilità di raccolta fiscale, mentre le spese per gli interessi sul debito continuano ad essere ingenti: ne consegue limpossibilità, per il governo, di attuare investimenti necessari, quali quelli infrastrutturali (acqua, elettricità e trasporti soprattutto).

Leconomia libanese, ovviamente, risente dellinfluenza del conflitto siriano, soprattutto per il fatto che più di un milione di rifugiati siriani hanno invaso” il mercato interno: sè vero che i rifugiati siriani hanno aumentato lofferta di lavoro, è altrettanto vero che hanno portato molti libanesi alla disoccupazione, forte soprattutto tra i giovani.

La guerra, ovviamente, ha inferto un duro colpo alle attività produttive libanesi, in particolare ai settori dellagricoltura e dellallevamento; di conseguenza, le zone rurali hanno perso popolazione, impoverendosi ulteriormente. Nello specifico, per quanto riguarda il settore agricolo, le principali colture sono quelle di ortaggi (patate, pomodori e cipolle), dei cereali (in particolare grano, orzo e mais), della vite e degli agrumi. I famosi cedri, un tempo fiore allocchiello del Libano, sono quasi scomparsi, vittime della riduzione generale delle foreste.

Per quanto riguarda il settore minerario, sono da segnalare alcuni giacimenti di ferro, sale e gesso.

Anche il settore manifatturiero ha subito delle gravi perdite, soprattutto in termini di dimensioni delle imprese: ciò ha influito sui principali comparti, ossia quello agroalimentare, quello tessile (in particolare a Tripoli e Beirut) e quelli della lavorazione del petrolio e del tabacco.

Nel complesso, la bilancia commerciale è in deficit. Le principali esportazioni sono: oro (560 miliardi di dollari americani), derivati del petrolio (300), componenti elettriche (260). Il ruolo di Banca Centrale è svolto dalla Banque du Liban; la moneta è la lira libanese. L’Italia è il primo partner commerciale del Libano e contribuisce al’11.2% delle importazioni complessive del Paese.

SEZIONE 2 | SCENARI

Un pezzo di un drone di Hezbollah distrutto dalle Forze di Difesa Israeliane (2006)

Passato

Il Libano è un paese con una storia molto ricca, che risale addirittura al 7000 a.C., data del primo insediamento (Biblo, ossia la più antica città del mondo).

Il Libano fu inoltre la sede della civiltà fenicia, che nel VI secolo a.C. fu inglobata dallImpero Persiano di Ciro il Grande, per rientrare poi tra i possedimenti di Alessandro Magno. Nel I secolo d.C. arrivarono i Romani, che relegarono la regione a parte della provincia siriana (anche se una zona era autonoma), continuando più o meno la divisione politica dellarea fatta dai greci.

Il grande meticciato governativo del Libano continuò, vedendo prima linvasione araba nel VII secolo d.C., poi quella cristiana, in seguito alle crociate nel XII e XIII secolo; poi, di nuovo gli arabi, con la conquista ottomana, destinata a durare circa 700 anni.

Con il crollo dellimpero ottomano a causa della sconfitta nella Prima Guerra Mondiale, la Società delle Nazioni affidò la Grande Siria (in cui erano comprese le cinque provincie che oggi compongono il Libano) alla Francia, il cui protettorato venne definito nella Conferenza di Sanremo. La Francia adottò un sistema di governo del territorio definito divide et impera, decidendo di staccare il Libano dalla Siria per agevolarne il controllo, data la marcata componente cristiana che distingueva i libanesi dal resto dei vicini mediorientali: perciò, nel 1920 venne istituito il protettorato francese del Grande Libano, che cambiò nome in Repubblica Libanese nel 1926(quando ottenne lindipendenza), per diventare infine una Repubblica Parlamentare autonoma il 22 novembre 1943, anno in cui venne modificata la costituzione in senso confessionale.

Fino al momento dellindipendenza il paese è stato scosso da periodi di tumulti politici ed instabilità inframezzati da periodi più prosperi garantiti dalla sua posizione strategica per il commercio.

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Siamo così negli anni Quaranta, periodo in cui si svilupparono varie correnti nazionaliste arabe che però non portarono mai ai risultati sperati, non riuscendo a unire sunniti, sciiti e cristiani. Il fallimento di questo nazionalismo si dovette allincapacità degli stati e delle tribù di unirsi e di creare un vero fronte arabo. Larabicità fu perciò sostituita dallIslam, che divenne il fattore coagulante e determinante durante questo periodo.

Lorganizzazione che si era fatta portatrice dellidentità araba era il Bath, fondato sullidea di una comunità araba che lotta contro il colonialismo. Si dichiarò socialista. Nella metà degli anni Quaranta il Bath venne sciolto – così come gli altri partiti – dopo il colpo di stato di Shishakli. La ripresa si sarebbe avuta con lavvento di Nasser in Egitto e il suo desiderio di ricreare un mondo arabo, che avrebbe fatto rinascere il Bath e riacceso gli animi nazionalisti anche in Siria.

Nel frattempo, nel 1948 la Gran Bretagna abbandonò il Medio Oriente (aveva un mandato su – grosso modo – Iraq, Giordania e Israele/Palestina), e immediatamente gli ebrei proclamarono la nascita dello Stato dIsraele, riconosciuto immediatamente da Russia e Usa. Gli arabi (Egitto,Libano, SiriaGiordania Iraq) entrarono subito in guerra contro gli israeliani, ma persero miseramente in quella che passò alla storia come naqba, ossia catastrofe.

Fino agli anni Settanta il Libano sarebbe stato interessato di riflesso dagli eventi che scuotevano ripetutamente i rapporti tra Israele e mondo arabo, ad esempio essendo luogo di rifugio per le varie organizzazioni palestinesi che colpivano gli israeliani.

Nel 1975, però, fu proprio il piccolo stato mediterraneo ad essere oggetto delle cronache internazionali: scoppia infatti la guerra civile. Una guerra che si sarebbe conclusa solo nel 1989, causata e fomentata dalle rivalità interne: da una parte la comunità sciita, povera e in aumento, che chiedeva riconoscimenti di diritti e opportunità; dallaltra i cristiani, che si volsero alla destra; e infine i palestinesi, che erano riusciti a portare nel teatro libanese il loro desiderio revanscista contro Israele. In sintesi: i cristiani erano contro i musulmani e i palestinesi, gli sciiti – non favorevoli ad un riavvicinamento ad Israele – preferivano la Siria.

La Siria, che – come sempre era successo – nel 76 si intromise negli affari interni libanesi, appoggiò la parte musulmana, che però così perse autonomia, dato che la faceva esclusivamente i propri interessi.

Tra il 77 e il 78 si ebbe la separazione tra musulmani e cristiani nella città di Beirut, nel 79 il maggiore cristiano Haddad proclamò il Libano uno stato libero e indipendente. Nel 1982 si ebbe una svolta, con linvasione israeliana del paese (operazione Pace di Galilea), che portò alla nascita di Hezbollah, gruppo terroristico molto vicino agli sciiti iraniani che mirava a creare uno stato islamico di stampo khomeinista per promuovere la difesa degli oppressi e attaccare Israeleinaugurando” la propaganda del martirio. Lobiettivo israeliano era di frenare la guerriglia palestinese, per poter poi annettere la West Bank: gli israeliani si allearono con i cristiani libanesi,avversi ai musulmani.

I massacri della guerra fecero inorridire il mondo, e Begin fu costretto ad aprire uninchiesta. Tra l82 e l84 la situazione richiese addirittura lintervento di una forza multilaterale, che coinvolse le forze armate di Stati Uniti, Francia e Italia (che operò nella Missione Italcon). Questa missione internazionale consentì la fuga della dirigenza dellOLP a Tunisi. Il 23 Ottobre del 1983 passò alla storia per un duplice attentato di Hezbollah alle basi americana e francese (episodio che diventerà lincipit del celebre romanzo di Oriana Fallaci, Insciallah), provocando 297 morti.

Dal 1983 Israele iniziò levacuazione, mentre dal 1985 si limitò a controllare la striscia di sicurezza del Libano.

Nel 1989, finalmente, gli Accordi di Taif posero fine alla guerra civile, riequilibrando i poteri istituzionali, meno concentrati nelle mani del Presidente della Repubblica (cristiano) a favore delle fazioni sciita e sunnita.

Con la pace, ripresero lentamente la vita e leconomia libanese, mentre Hezbollah si istituzionalizzò come un vero e proprio partito politico. Anche a seguito di questo, il fazionalismo religioso è sembrato in diminuzione. Il ritiro definitivo di Israele si sarebbe avuto solo nel 2000.

Recentemente, nel 2006, ci sono state ulteriori tensioni, date dallinvasione israeliana (seconda guerra israelo-libanese) del sud del paese: il conflitto, durato solo 34 giorni, è stata una rappresaglia israeliana in seguito alla cattura di due suoi soldati da parte di Hezbollah, e si è concluso con la risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dellONU che ha imposto il disarmo di Hezbollah e il ritiro dei militari israeliani (questultimo effettuato, mentre il primo è stato rifiutato dal governo libanese).

Nel 2008 è stato eletto un nuovo Presidente, il generale cristiano maronita Michel Suleiman, il cui mandato è terminato il 25 Maggio 2014. Attualmente il ruolo è vacante, e i compiti sono presi in carico dal Primo Ministro e il suo gabinetto.

La sede del Tribunale Speciale per il Libano dell'ONU

Presente

La presenza libanese nello scacchiere diplomatico internazionale è particolarmente intensa ed equilibrata.

Innanzitutto, bisogna dire che figura tra i paesi fondatori dellONU, essendone membro dal 24 Ottobre 1945. Inoltre, figura nel Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (il mandato terminerà nel 2018). Ma è dalla sua partecipazione ad altre organizzazioni o movimenti internazionali che si può caratterizzare il posizionamento internazionale libanese.

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In primis da quella al Movimento dei Non-Allineati, insieme ad altri 114 paesi, soggetto nato a Bandung (Indonesia) nel 1955 per distinguersi dallo schieramento bipolare della Guerra Fredda e che oggi rappresenta soprattutto le istanze dei paesi in via di sviluppo. I valori principali sono quelli della resistenza alle pressioni delle maggiori potenze, conservando la propria indipendenza e lopposizione al colonialismo e al neo-colonialismo, specialmente quello di marca occidentale.

Inoltre, c’è la sua chiara partecipazione alle istituzioni del mondo arabo. Questa si snoda essenzialmente in due ambienti: quello della Lega delle Nazioni Arabe, nata il 22 Marzo 1945 dalliniziativa di Libano, Arabia Saudita, Egitto, Giordania, Iraq e Siria, e avente come scopo quello di sconfiggere il colonialismo; e quello dellOrganizzazione della Cooperazione Islamica, fondata a Rabat il 25 Settembre 1969, che conta 57 adesioni e che rappresenta la voce del mondo musulmano assicurandone la protezione degli interessi.

Infine, il Libano è anche membro del Gruppo dei 77, insieme di altrettanti paesi in via di sviluppo unitisi formalmente il 15 Giugno 1964 al fine della prima sessione della Conferenza sul Commercio e lo Sviluppo delle Nazioni Unite. Oggi i membri sono aumentati a 134.

Da segnalare, inoltre, il fatto che è attualmente in vigore un accordo di libero scambio con lUnione Europea.

Possiamo però caratterizzare la politica internazionale libanese non solo dal punto di vista attivo, ossia dal suo impegno nei vari palcoscenici mondiali, ma anche da quello passivo, ossia vedendo il Libano come oggetto di attenzioni” altrui. Ciò è possibile per la presenza di due soggetti: il Tribunale Speciale per il Libano e lUNIFIL (acronimo inglese per Forza ad Interim delle Nazioni Unite in Libano).

Il Tribunale Speciale per il Libano è stato inaugurato l1 Marzo 2009 a Leidschendam, in Olanda. Il quartier generale è allAja, e possiede un ufficio anche a Beirut, in Libano. Il suo mandato primario è quello di processare coloro ritenuti colpevoli dellattacco che il 14 Febbraio 2005 uccise 22 persone, tra cui lallora Primo Ministro Rafik Hariri.

LUNIFIL, invece, fu stabilita in accordo alle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite numero 425 e 426 del 19 Marzo 1978. Gli scopi erano di confermare il ritiro delle forze israeliane dal Libano meridionale, garantire la pace e la sicurezza internazionale ed assistere il Governo libanese ad assicurare il ritorno delle sue autorità effettive. A ciò, l11 Agosto 2006 la Risoluzione 1701 ha aggiunto i compiti di monitoraggio della cessazione delle ostilità, accompagnamento al dispiegamento nel sud del paese delle truppe libanesi, coordinamento delle attività di cui precedentemente in accordo con i Governi di Libano e Israele, nonché assistenza umanitaria durante il rimpatrio dei rifugiati.

La principale criticità interna attuale è quella del vuoto di potere che caratterizza il vertice massimo dellassetto istituzionale libanese: infatti, la difficoltà per i partiti filo e antisiriani a trovare un accordo politico, ha reso impossibile lelezione di un successore di Suleiman al ruolo di Presidente della Repubblica.

In merito alle principali dispute internazionali, c’è ovviamente da sottolineare quella relativa alla crisi siriana, che acuisce il problema della mancanza di un accordo o di una qualsivoglia documentazione che regoli la situazione dei confini condivisi appunto da Libano e Siria: dal 2000 il Libano reclama larea delle Shab’a Farmnellaltura del Golan, occupata da Israele. Si è già detto, inoltre, dellenorme problema dei rifugiati: quasi 500 mila palestinesi, più di 7000 iracheni, oltre un milione di siriani. Sono presenti anche molti IDP (internally displaced persons): 12 mila, stando ai dati del 2015.

Copyright: Georgie Pauwels

Futuro

DIRITTI UMANI

Negli ultimi anni sono stati fatti dei passi avanti nel colmare i diversi vuoti legislativi che ci sono in materia di tutela dei diritti umani. In particolare, sono da menzionare la legge contro il traffico di esseri umani e gli emendamenti alla legge 59 e allarticolo 9 del Social Security Law che incrementano le tutele per i lavoratori palestinesi. Inoltre, è da lodare ladozione del Piano Nazionale dAzione per i Diritti Umani (2014-2019) e la Strategia Nazionale per le Donne in Libano (2011-2021).

Tuttavia, sono ancora molti i passi da fare, in vari campi: ecco i principali.

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  • DONNE

Uno dei problemi principali è legato alla figura della donna. La cosa preoccupante è che tale problema incontra una strutturale debolezza istituzionale e una mancante autorità di decision-making che possa favorire un corretto allocamento delle risorse tecniche e finanziarie utili a rimuovere gli ostacoli che questo tema incontra.

Sarebbe fondamentale, di conseguenza, aumentare la consapevolezza dei media e dellopinione pubblica in merito a questa discriminazione, che deriva prettamente da stereotipi di marca patriarcale. Un passo avanti è stato fatto con ladozione della legge sulla protezione delle donne dalla violenza domestica; tuttavia, lassenza di una legislazione completa in materia di violenza di genere contro lo donne è molto grave, e non aiuta a combattere crimini quali le violenze coniugali, i cosiddetti crimini donore” e altre pratiche violente. Oltre alla violenza fisica, poi, c’è da considerare la discriminazione sociale, che si esprime – ad esempio – in divari di stipendio e nellalta occupazione in lavori sotto-pagati.

La forte sotto-rappresentazione delle donne nella vita politica e pubblica in generale e la forte resistenza politica alladozione di misure speciali temporanee per promuovere tale partecipazione non fanno ben sperare. 

  • SCHIAVITÙ

Storicamente, le donne libanesi si trasferivano dalle zone rurali alle città, dove ricche famiglie facevano loro da benefattori in cambio di lavori domestici, ritenuti utili per preparare alla vita matrimoniale.

Con il tempo, però, tale occupazione si legò sempre di più allidea di una vera e propria segregazione domestica, che spesso includeva anche violenze fisiche, soprattutto se le domestiche erano di nazionalità straniera (soprattutto egiziana, curda, palestinese e siriana).

Dopo la guerra civile, il lavoro domestico divenne la principale fonte di impiego per le donne che migravano in Libano: presto, la maggioranza fu composta da donne dallo Sri Lanka. Il lavoro domestico fu percepito come un lavoro sotto-pagato, e divenne oggetto di razzismo, in quanto praticato sempre più da stranieri: le donne libanesi rifiutavano sempre più di cimentarsi con tale lavoro, considerato degradante.

Ne conseguì che le donne straniere non erano da considerare allo stesso livello delle donne libanesi, incrementando lidea che un loro possesso fosse legittimato per le famiglie benestanti. Negli anni, ci sono stati resoconti di vera e propria servitù domestica, nella quale i lavoratori erano (e sono) sfruttati economicamente, sessualmente e/o fisicamente, e impossibilitati di terminare unilateralmente il rapporto di lavoro.

  • LIBERTÀ DI RELIGIONE

Il Libano possiede una apprezzata e ammirevole diversità religiosa, soprattutto considerando la regione in cui si trova. Se, infatti, alcuni stati vicini sono devastati da violenze settarie oltre che politiche, la situazione in Libano è invece amichevole. Generalmente, le persone sono libere di praticare la propria religione, e nel paese non c’è persecuzione religiosa. Soprattutto, il Libano è riuscito a tenere unita la società in modo traversale rispetto ai confini religiosi, contrastando lestremismo. Tutti questi sono risultati che non possono essere dati pr scontati.

Tuttavia, il Governo dovrebbe prendere iniziative per migliorare un problema che permane, ossia quello del confessionalismo politico, che porta ad usare la religione come biglietto dingresso per posizioni politiche e sociali di rilievo.

RIFUGIATI

È certamente da elogiare lazione libanese di aprire i confini e attuare politiche di accoglienza che per anni hanno riguardato i rifugiati palestinesi, iracheni e siriani, ospitando più di due milioni di rifugiati.

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Tuttavia, è molto grave che la legge che ne regola lingresso, la permanenza e luscita risalga al 1962, e non distingua tra richiedenti asilo, rifugiti e migranti. Inoltre, ci sono molti casi riportati di matrimoni forzati con donne (anche bambine) rifugiate, nonché di persone il cui status è sconosciuto.

Inoltre, ci sono due grossi questioni da risolvere. Una è la mancanza di risorse finanziarie e di occupazione che influiscono sulle deplorevoli condizioni di vita dei rifugiati, e che rischiano di incoraggiarli a tornare al loro paese dorigine; laltra è la lentezza nel garantire la documentazione, che gli permetta di cercare lavoro e accedere ai servizi basici senza correre il rischio di essere arrestati.

ECONOMIA

Anche qui sono diverse le sottocategorie che necessitano degli interventi. Vediamo le principali.

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  • Risorse pubbliche

Siccome non è stato approvato un budget dal 2005, si può denunciare il fatto che il budgeting process sia privo di approvazione democratica, e che le allocazioni finanziarie non rispondono più ai reali bisogni e priorità del paese. Una parte considerevole del budget pubblico, ad esempio, è spesa in contratti con società private perché forniscano i servizi essenziali.

È importante che siano superati gli ostacoli politici per attuare un regolare processo di approvazione del budget, così da garantire responsabilità e allocazione adeguata delle risorse senza discriminazioni.

  • Finanziamento del debito pubblico

È indispensabile ridurre il peso del finanziamento del debito sul budget pubblico, così da poterlo impiegare per rispondere ai bisogni della popolazione. Allo stesso tempo, è necessario rispettare responsabilmente gli impegni preso con il Fondo Monetario Internazionale. Soprattutto, bisogna garantire un chiaro quadro legale e istituzionale per assicurare trasparenza e responsabilità nella negoziazione e gestione del debito.

  • Disoccupazione

Si registra un alto livello di disoccupazione, specialmente tra i giovani e le donne, inclusi i laureati universitari, anche a causa dellarrivo dei rifugiati. Fin da prima del loro arrivo, tuttavia, il numero dei lavori creati annualmente era già inferiore di molto al numero dei nuovi lavoratori in ingresso nel mercato del lavoro.

Si ritiene indispensabile, dunque, attaccare le cause strutturali della disoccupazione, rivedere i programmi universitari rendendoli adatti ad incontrare gli attuali bisogni del mercato del lavoro, e capitalizzare sulleducazione di alt livello, assicurandosi che si traduca in opportunità di lavoro; infine, è auspicabile la rimozione delle barriere discriminatorie che rendono molto difficile per i rifugiati laccesso al mercato del lavoro.

  • Salario minimo

Il salario minimo non è stato revisionato dal 2012: considerando che il tasso di inflazione – al 2015 – è aumentato del 30%, si capisce come sia un problema considerevole.

CORRUZIONE

La corruzione è pervasiva e produce considerevoli perdite di risorse necessarie per implementare i servizi essenziali. La mancanza di trasparenza e di un effettivo controllo degli affari pubblici così come il nepotismo e il clientelismo, affliggono la politica e le maggiori cariche sociali e civili.

Approfondisci

Bisogna assicurare la trasparenza negli affari istituzionali facendo informazione e permettendo un uso trasversale delle risorse pubbliche, inclusi i fondi ricevuti dalla cooperazione internazionale. Inoltre, bisogna assicurare il controllo dei meccanismi pubblici, così come la responsabilità degli uffici statali e delle cariche pubbliche.

Infine, è necessario accelerare ladozione dei disegni di legge sulla lotta alla corruzione, nonché aumentare la consapevolezza tra i politici, i membri del Parlamento e gli ufficiali riguardo ai costi economici e sociali della corruzione.

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