Bielorussia

SEZIONE 1 | BACKGROUND DATA

Anagrafica

    • Nome ufficiale: Repubblica di Bielorussia
    • Confini: Polonia, Lituania, Russia, Ucraina, Lettonia
    • Forma di governo: Repubblica presidenziale
    • Religioni: ortodossi (78%), cattolici (20%), protestanti (2%)
    • PIL: 63,2 miliardi di $ (pro capite: 6.739 $)

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    • Superficie:  207.600 km²
    • Gruppi etnici: Bielorussi (83,7%), Russi (8,3%), Polacchi (3,1%), Ucraini (1,7%), Ebrei (0,1%), Armeni (0,1%), Tatari (0,1%), Rom (0,1%), Azeri (0,1%), Lituani (0,1%), altri (2,8%)
    • Lingue: Bielorusso e russo
    • Popolazione: 9.595.421
    • Tasso di migrazione netta: 0,38/1000
    • Tasso di natalità: 10 (nati/1.000 abitanti)
    • Urbanizzazione popolazione74,2
    • Città principali: Minsk, Homel‘, MahilëŭVicebsk
    • Aspettativa di vita media72,5 anni
    • Principali partiti politici: Referendum del Popolo, Partito Liberal Democratico, Partito Patriottico Bielorusso
    • MonetaRublo bielorusso
    • Export partners: Russia, Paesi Bassi, Ucraina
    • Import partners: Russia, Germania, Cina

Il Presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko

Istituzioni

Acquisita la piena indipendenza nel 1991 in seguito alla dissoluzione dell’URSS, la Bielorussia ha avviato un difficile processo di transizione, tanto sul piano interno quanto su quello internazionale. Situata agli estremi dell’Europa orientale, la Bielorussia continua ad avere storicamente un legame peculiare con la Russia sia dal punto di vista degli interessi economici ed energetici, sia di quelli politici e strategici. È una Repubblica Presidenziale. Sin dal 1994 è guidata dal presidente Aleksandr Lukašenko, che ha accentrato nella presidenza crescenti prerogative, a scapito del potere giudiziario e legislativo.

Il primo ministro è Andrei Kobyakov che sostituisce dal 2014 Mikhail Myasnikovich. Il parlamento è bicamerale e composto dalla Camera dei rappresentanti, con 110 membri eletti direttamente, e il Consiglio della repubblica, con 64 membri, di cui otto nominati dal presidente e i restanti 56 nominati su base regionale. Nell’assemblea nazionale non sono presenti rappresentanti dell’opposizione.

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Secondo la costituzione, l’elezione del presidente dovrebbe avvenire ogni cinque anni: tuttavia nel 1996 il termine fu prorogato a sette quando Lukashenko chiese con un controverso referendum di estendere il mandato presidenziale da cinque a sette anni, col risultato che le elezioni presidenziali previste per il 1999 furono rimandate al 2001. Il referendum di estensione del 1996 fu denunciato come un “fantastico” falso da Viktar Hanchar, il funzionario elettorale capo, che fu rimosso dal suo incarico durante la campagna e sparì misteriosamente nel 1999.

Nonostante le aspre critiche degli osservatori internazionali, Lukašenko è stato rieletto presidente nel 2001 e nel 2004 ha ottenuto, attraverso una nuova consultazione referendaria, l’abolizione del limite dei due mandati presidenziali. Vinte le elezioni nel 2006, Lukašenko, definito da molti come ‘l’ultimo dittatore d’Europa’, ha nuovamente presentato la propria candidatura alle elezioni del 19 dicembre 2010, ottenendo un consenso prossimo all’80%.

La Camera dei Rappresentanti ha il potere di nominare il primo ministro, di apportare modifiche alla costituzione e di promuovere un voto di fiducia nei confronti del primo ministro, inoltre svolge funzioni consultive, predisponendo pareri in materia di politica interna ed estera.

Il Consiglio della Repubblica ha il potere di scegliere i vari funzionari di governo e di approvare o respingere le leggi varate dalla Camera dei Rappresentanti.

Ogni camera ha la facoltà di opporsi alle leggi redatte dalle autorità locali, se contrarie alla costituzione bielorussa.

100 rubli bielorussi

Economia

La base dell’economia della Bielorussia rimane tradizionalmente legata alla produzione industriale. 

Nella struttura di tale produzione, i settori di maggiore importanza sono l’industria di raffinazione, la produzione di macchinari, la chimica e la petrolchimica, la produzione di elettricità, costruzioni, alimentare, industria leggera (tessile, abbigliamento, calzature), industria boschiva e di lavorazione del legname. In linea di massima, questi settori sono orientati alla produzione e alla vendita di prodotti finiti: il paese non è infatti un paese esportatore di materie prime, fatta eccezione per il potassio e il legname.

Ad eccezione delle gravi ripercussioni finanziarie verificatesi con la crisi internazionale del biennio 2008-2009, il PIL bielorusso, in crescita costante sin dal 1995, ha registrato una flessione piuttosto importante per la prima volta dopo 20 anni, passando dal 9% del 2005-2006 allo 0% del 2015, in calo del 3,9% rispetto al 2014. Il basso livello degli investimenti esteri, la scarsa accessibilità ai crediti commerciali unitamente alla contrazione della domanda interna ed esterna, complice un business climate non del tutto attrattivo, hanno contribuito a delineare un quadro economico in difficoltà, nonostante la progressiva – seppur limitata – adozione di misure di semplificazione fiscale, finanziaria e incentivi allo sviluppo dell’imprenditoria privata.

Per il 2017, gli analisti prevedono una crescita del PIL dell’1,7% per il 2017; una tendenza strettamente correlata soprattutto alla situazione di recessione in cui versa la Russia, maggior partner economico-commerciale (50% degli scambi delle bilancia commerciale), da cui il Paese dipende, storicamente, in maniera significativa, ma che subisce ora le conseguenze del continuo ribasso del prezzo del petrolio e della crisi valutaria interna, influenzando di pari passo le aspettative del Governo di Minsk.

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Un ulteriore elemento di preoccupazione è altresì rappresentato dalla necessità di saldare il proprio debito estero, pari a circa 3,3 miliardi di dollari nel 2016 e 2,8 miliardi nel 2017. 

L’agricoltura rappresenta ancora il 9% circa del PIL, benché il 20% dei terreni risulti ancora oggi danneggiato dagli effetti del disastro nucleare di Černobyl’ del 1986. Il 70% circa dei materiali tossici liberati dalla centrale ucraina si è riversato sul territorio bielorusso.

Il tentativo di Lukašenko di condurre la Bielorussia sulla strada del socialismo di mercato ha comportato un brusco arresto del programma di privatizzazioni, che avrebbe dovuto caratterizzare la transizione economica post-sovietica. L’economia risulta in gran parte sotto controllo statale e ciò limita l’afflusso di investimenti esteri, imponendo un rilevante freno allo sviluppo economico nazionale.

SEZIONE 2 | SCENARI

Celebrazioni della Festa d'Indipendenza a Minsk

Passato

Storicamente in italiano la Bielorussia è chiamata “Russia Bianca” o “Rutenia Bianca”

Il nome “Russia Bianca”, come anche “Bielorussia”, è percepito come una rievocazione dell’imperialismo russo e sovietico e delle politiche di russificazione: il titolo completo dello zar russo era “Imperatore di tutte le Russie – Grande, Piccola e Bianca”. Perciò viene preferito “Belarus“. 

La Bielorussia si rende indipendente dall’URSS nel 1990. L‘indipendenza viene riconosciuta nell’agosto 1991. La Bielorussia è uno degli stati membri fondatori della CSI(confederazione composta da 9 delle 15 repubbliche dell’ex Unione Sovietica). Aleksandr Lukašenko viene eletto primo presidente della repubblica. La Bielorussia è l’unica repubblica ex-sovietica ad avere il servizio segreto nominato ancora KGB.

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Le prime compagini statali furono i Principati di Polotsk, di Turov e di Smolensk. Le prime testimonianze scritte riguardo a Polotsk sono datate all’862. Il primo principe che conosciamo è Rogvolod. Il principato di Polotsk raggiunge la massima potenza nell’XI secolo sotto il governo di Vceslav Charodey “Il Mago”. Con il diffondersi del feudalesimo i principati di Polotsk e Turov si divisero in compagini minori.

Alla fine del X secolo inizia a diffondersi il Cristianesimo secondo il rito bizantino. Ciò favorisce lo sviluppo della cultura, la comparsa della pittura e della letteratura. All’inizio del XIII secolo comincia a formarsi la lingua bielorussa. Nel XIII secolo i territori della Bielorussia, insieme a quelli dell’odierna Lituania, formano il Granducato di Lituania, con capitale Novogorodok, nel 1323 la capitale viene trasferita a Vilnia, attuale Vilnius. Il Granducato raggiunse il culmine della propria potenza sotto il governo del granduca Vitovt.

Grande importanza per il consolidamento dello Stato ebbe la vittoria in alleanza con la Polonia nella battaglia di Grunwald (1410) contro l’ordine teutonico. Lo Stato era governato dal gran principe e dalla nobiltà feudale. Nel ‘500 il paese entra in conflitto con il principato di Mosca. Le pesanti sconfitte quali la caduta nelle mani delle truppe dello zar Ivan il Terribile della città di Polatsk e al dimezzamento della popolazione bielorussa.

Il Granducato mantiene la propria autonomia e grazie all’unione on la Polonia sconfigge il principato di Mosca conquistando la regione Baltica di Livonia (regione baltica che si estende attorno al Golfo di Riga). Nel 1596, con l’Unione di Brest, si raggiunge un compromesso anche sul piano religioso e nasce la Chiesa uniate: i cristiani bielorussi del Granducato di Lituania riconoscono i dogmi e l’autorità papale, ma conservano il rito bizantino. Nel XVII secolo, approfittando dei contrasti dovuti alla Riforma protestante, alla crisi economica e alla guerra antifeudale, la Russia si impadronisce di gran parte della Bielorussia. 

Nel XVIII secolo lo Stato nato dall’unione del regno della Polonia e del Granducato di Lituania venne diviso tra Russia, Prussia e Austria.

Nel 1831 scoppiò una rivolta patriottica per la liberazione dall’Impero Russo, rivolta che fu sedata con conseguente indebolimento dei cattolici e della nobiltà poiché la rivolta fermentò in questi strati della popolazione. Lo sviluppo del movimento democratico porta alla nascita nel 1903 del primo partito politico nazionale e alla rinascita della cultura bielorussa. 

Con l’entrata della Russia nella Prima guerra mondiale, il territorio bielorusso diventa teatro di violenti eventi bellici. 

Dal 1915 al 1918 le truppe tedesche occupano parte della Bielorussia e a marzo del 1918 l’intero territorio. Il 25 marzo 1918, durante l’occupazione tedesca, i rappresentanti del movimento nazionale proclamano la creazione della Repubblica Popolare Bielorussa che viene riconosciuta dalla Lituania e Ucraina. Missioni diplomatiche vengono mandate in Svizzera, Germania, Danimarca, Polonia, Stati Uniti. Con l’avanzata dell’Armata Rossa e il ritiro delle truppe tedesche il governo della Repubblica Popolare Bielorussa è costretto all’esilio. 

Nel 1921 i territori occidentali della Bielorussia passano alla Polonia. Nel 1922 i territori orientali vengono occupati dalle guardie rosse. Nasce in tal modo la Repubblica Socialista Sovietica Bielorussa che viene a far parte dell’URSS. 

Nel 1939, a seguito del patto fra Germania nazista e l’URSS, quest’ultima invade da Est la Polonia, che viene sconfitta in poche settimane. I territori occidentali della Bielorussia tornano a far parte della Repubblica Socialista Sovietica Bielorussa. Nel 1941 la Bielorussia viene occupata dalle truppe tedesche e viene resa indipendente (Consiglio Centrale Bielorusso). Nel 1944 le truppe sovietiche scacciano i nazisti tedeschi e l’intera Bielorussia viene occupata e riannessa all’URSS. 

La Bielorussia si rende indipendente dall’URSS il 27 luglio 1990 e l’indipendenza viene riconosciuta il 25 agosto 1991. La Bielorussia è uno degli stati membri fondatori della CSI (confederazione composta da 9 delle 15 repubbliche dell’ex Unione Sovietica), la cui sede amministrativa si trova tuttora a Minsk. Il 15 marzo 1994 viene approvata la nuova costituzione. Il 10 luglio 1994 Aleksandr Lukašenko viene eletto primo presidente della repubblica. Lukašenkorifiuta le indicazioni del Fondo Monetario Internazionale e mantiene gran parte degli apparati pubblici esistenti, differenziando la politica economica bielorussa da quella adottata da quasi la totalità delle ex repubbliche sovietiche. La Bielorussia è l’unica repubblica ex-sovietica ad avere il servizio segreto nominato ancora KGB. Nel 1996 viene fondata l’Unione Russia-Bielorussia, entità sovranazionale che riavvicina i due paesi.

Summit del partenariato Orientale

Presente

La relazione privilegiata con Mosca e l’autoritarismo con il quale il paese è stato guidato nella fase post-indipendenza hanno rappresentato i principali motivi di frizione con i paesi occidentali, in particolare con gli Usa. La mancata democratizzazione e le forti restrizioni alle libertà civili e politiche hanno generato notevoli attriti anche con l’Unione Europea e un crescente isolamento internazionale che, d’altra parte, ha condotto la Bielorussia a rafforzare i propri legami con la Russia. Durante e subito dopo la crisi che ha visto protagoniste Russia e Ucraina, la Bielorussia è sembrata essere più critica con Mosca: Lukašenko ha apertamente criticato la scelta di Putin di annettere la Crimea e, soprattutto, il governo bielorusso ha rifiutato di seguire Mosca nella messa al bando dei prodotti ucraini, segnando un parziale allontanamento dalle posizioni russe. Sotto Lukašenko, la Bielorussia ha assistito alla progressiva restrizione delle libertà civili e politiche.Nonostante il sostanziale fallimento del processo di democratizzazione, se messa a confronto con i paesi emersi dalla dissoluzione sovietica, la Bielorussia registra elevati standard di vita.

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Dal punto di vista militare ed economico, Minsk rimane legata alla Russia. Il paese, con la firma del trattato di Astana, è entrata a far parte dell’Unione Economica Eurasiatica, che dovrebbe portare a una zona di libero scambio tra Russia, Kazakistan, Bielorussia, Armenia e Kirghizistan.

Nel 2009 il paese è entrato a far parte, assieme ad Armenia, Azerbaigian, Georgia, Moldavia e Ucraina, anche del Partenariato orientale, un accordo tra l’Unione europea e i sei paesi confinanti dell’Europa orientale e del Caucaso meridionale. Ciononostante, lo stallo nel percorso di democratizzazione appare insormontabile. 

Inoltre, la Bielorussia è accusata dagli Usa e dall’Unione europea di trasferire armi a paesi che hanno relazioni tese con l’Occidente, quali Venezuela, Siria e Iran. In questi ultimi due casi, Minsk sembrerebbe fungere anche da intermediario per le esportazioni di armamenti russi.

Sotto Lukašenko, la Bielorussia ha assistito alla progressiva restrizione delle libertà civili e politiche. L’arresto e l’intimidazione a danno degli esponenti dell’opposizione e la chiusura dei giornali critici nei confronti del governo è pratica consolidata. Anche i lavoratori non godono di pieni diritti, come quello di sciopero e di rappresentanza attraverso associazioni sindacali. La libertà religiosa, che dovrebbe essere garantita costituzionalmente, risulta anch’essa limitata e, di fatto, vi è un rapporto privilegiato tra lo stato e la Chiesa ortodossa bielorussa. All’interno del paese vivono minoranze, soprattutto polacche e rom, che lamentano trattamenti discriminanti rispetto alla maggioranza bielorussa.

La lotta tra UE e Russia per contendersi la cerniera dell'Europa orientale

Futuro

Nel febbraio del 2016 l’Unione europea ha revocato le sanzioni che da cinque anni pesavano sul paese. Non è stato tuttavia revocato l’embargo sulle armi né le sanzioni su quattro uomini sospettati di essere coinvolti nella scomparsa di due membri dell’opposizione, un uomo d’affari e un giornalista.

In origine, le sanzioni riguardavano 170 individui tra cui Lukashenko stesso e tre società.

Lukashenko sta cercando di ripulire la sua immagine all’estero per essere meno dipendente dall’alleato russo, che è a sua volta sottoposto alle sanzioni dell’Ue per via del conflitto in Ucraina e che sta risentendo del crollo del prezzo del petrolio.

Le vicende che hanno sconvolto la vicina Ucraina sono ben presenti nel popolo bielorusso. Lukashenko rappresenterebbe quindi la stabilità e la sicurezza di continuare ad usufruire di un sistema sociale sostenuto grazie alla vendita di risorse naturali provenienti a basso prezzo dalla Russia.

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L’Unione europea, che intende incoraggiare la democratizzazione della Bielorussia, ha cambiato il suo approccio nel tentativo di coinvolgere piuttosto che isolare i vicini dell’Europa centrale e orientale, anche nell’ottica di contrastare l’aggressività russa, che ha portato all’annessione della penisola ucraina della Crimea nel 2014.

Lukashenko, che è stato additato dagli Stati Uniti come l’ultimo dittatore d’Europa, ha convinto i paesi europei tenendo elezioni presidenziali pacifiche lo scorso ottobre, consentendo il rilascio di alcuni prigionieri politici e ospitando a Minsk i colloqui di pace tra l’Ucraina e la Russia. Tuttavia, Bruxelles insiste anche perché la Bielorussia abolisca la pena di morte.

C’è da parte degli osservatori internazionali la convinzione che tra la popolazione bielorussa esista una forte avversione contro qualunque tipo di instabilità politica e l’abitudine a vivere sotto una guida forte.

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