Azerbaigian

SEZIONE 1 | BACKGROUND DATA

Anagrafica

    • Nome ufficiale: Repubblica dell’Azerbaigian
    • Confini: Mar Caspio (est), Russia (nord), Turchia (ovest), Georgia (nord-ovest), Armenia (ovest), Iran (sud)
    • Forma di governo: Repubblica presidenziale
    • Religioni: musulmani (96,9%) prevalentemente sciiti, cristiani (3%), altro (0,1%)
    • Pil: 167 miliardi di $ (pro-capite: 17.700 $)

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    • Superficie86.600 km2
    • Gruppi etniciazeri (91,6%), lezgini (2%), russi (1,3%), armeni (1,3%), talishi(1,3%), altro (2,5%)
    • Lingue: azero (92,5%), russo (2,4%), armeno (1,4%), altro (3,7%)
    • Popolazione: 9.872.765
    • Tasso di migrazione netta: -0/1000
    • Tasso di natalità: 16,2 (nati/1000 abitanti)
    • Urbanizzazione popolazione: 54,6%
    • Città principali: Baku (cap. – 2.374.000 abitanti), Ganca, LankaranMingacerivNaftalan
    • Aspettativa di vita media: 70,76 anni
    • Principali partiti politici: Partito del Nuovo Azerbaigian, Musavat, Partito del Fronte Popolare
    • Moneta: manat
    • Export partners (2015): Italia (26,3%), Germania (13,3%), Indonesia (7%), Francia (6.9%), Rep. Ceca 6%.
    • Import partners (2015): Russia (19,9%), Turchia (16,5%), Regno Unito (8,6%), Germania (6,6%), Italia (6,3%), Stati Uniti (4,1%).

Il Presidente azero Aliyev

Istituzioni

L’Azerbaigian ha acquisito l’indipendenza nel 1991 ed è regolato da una costituzione approvata il 12 novembre 1995. 

È una Repubblica presidenziale, dove vige la suddivisione dei tre poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.

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La più alta carica dello Stato è il Presidente, eletto ogni cinque anni a suffragio diretto. Egli detiene il potere esecutivo insieme al Gabinetto (un Consiglio dei Ministri), nominato dal Presidente stesso e guidato da un Primo Ministro. 

Il potere legislativo è detenuto dall’Assemblea Nazionale, Milli Mǝclis in azero. L’Assemblea è unicamerale e formata da 125 membri, eletti anch’essi con mandato di cinque anni. Non può essere sciolta dal Presidente, ma egli ha il diritto di veto sulle sue decisioni (veto che si può ignorare con una maggioranza di 95 voti nell’Assemblea).

Il potere giudiziario è amministrato dalla Corte Suprema e dalla Corte Costituzionale. 

Il Presidente attuale è Ilham Aliyev, il Primo Ministro è Artur Rasizade. Entrambi fanno riferimento al “Partito del Nuovo Azerbaigian”.

Nel paese, se pur ci sono molte istituzioni della democrazia, sono state segnalate molte irregolarità nelle ultime elezioni e l’organizzazione non governativa Freedom House” ha classificato l’Azerbaigian al confine tra “non libero” e “parzialmente libero”.

Impianto petrolifero a Baku

Economia

Dopo il distacco dall’URSS, l’economia dell’Azerbaigian ha mostrato tutte le sue potenzialità. Negli ultimi anni (soprattutto a partire dal 2003) si è parlato di tassi di crescita “cinesi” per questo paese: per dare un’idea si rileva una crescita economica con punte del 34% tra il 2006 e il 2008. Quali sono le basi di questa impennata esponenziale? 

Il pilastro portante dell’economia azera è certamente il petrolio. Se c’è un uomo che ha saputo cavalcare l’onda lunga del boom petrolifero è proprio l’attuale presidente Ilham Aliyev, il quale, fin dall’inizio del suo mandato nel 2003, ha saputo sfruttare al massimo la costante risalita dei prezzi dell’oro nero ed è riuscito a cambiare il volto del paese.

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L’Azerbaigian, tuttavia, sta attualmente attraversando una delicata congiuntura economica a causa del basso corso dei prezzi del petrolio: nell’agosto 2014 un barile di greggio valeva 103 dollari, a febbraio 2016 si attestava sui 30. A partire dal 2014 l’economia ha subìto dunque una vera e propria inversione di tendenza, dal momento che la dipendenza azera dal petrolio si è rivelata un’arma a doppio taglio: per anni è stata la fonte del boom economico, mentre adesso è la causa principale di un passo indietro.

L’Azerbaigian ha così iniziato negli ultimi anni a diversificare la propria economia, tentando di ridurre la propria dipendenza dagli idrocarburi e investendo soprattutto in trasporti, infrastrutture e telecomunicazioni. In realtà questo cambio di rotta non è riuscito nei suoi propositi, oltre che a causa del petrolio, anche a causa di molti altri fattori: la svalutazione del manat (la moneta nazionale), un sistema bancario sotto stress, l’aumento del debito pubblico, la corruzione crescente negli ultimi anni. 

Aliyev continua tuttavia a sostenere che il paese si è avviato verso una lenta ripresa economica e si può dire che i suoi sforzi in questo momento sono volti soprattutto a incoraggiare gli investitori stranieri, favorendo il loro ingresso nel mercato azero tramite una semplificazione della burocrazia. Probabilmente proprio una politica di questo tipo unita a una migliore gestione del conflitto del Nagorno-Karabakh potrebbe rilanciare nuovamente l’Azerbaigian.

SEZIONE 2 | SCENARI

Monumento in ricordo delle vittime del Gennaio Nero del 1990

Passato

Non si può parlare della storia dell’Azerbaigian se non si tiene in considerazione il rapporto tormentato che c’è stato con il gigante russo soprattutto negli ultimi secoli.

Nel lontano 1813 infatti il trattato di Golestan sancisce l’appartenenza di Baku all’impero russo. 46 anni dopo, nel 1859, viene istituita la Gubernija di Baku, il cui territorio (oggi compreso nell’Azerbaigian) era sotto il controllo russo. 

La situazione rimane invariata fino a quando nel 1917 scoppia la rivoluzione russa. Infatti solo un anno dopo gli azeri dichiarano la propria indipendenza ma il tentativo è vanificato da una dura repressione dei bolscevichi. Tra il ’20 e il ’22 il territorio azero fu unito formalmente alla Repubblica Russa fin quando nel 1922 divenne parte dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS) e, insieme ad Armenia e Georgia, parte della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Transcaucasica. Quest’ultima resiste fino al 1936 quando ognuno di questi tre stati divenne una Repubblica Socialista Sovietica, tra cui anche la Repubblica Socialista Sovietica Azera.

Durante la seconda guerra mondiale la RSS azera fornì la maggior parte del petrolio all’Unione Sovietica contro la Germania. Inoltre, sempre durante il conflitto, i tedeschi tentarono più volte di conquistare il territorio azero, ma furono sempre respinti dall’esercito sovietico.

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La glasnost e il gennaio nero

A partire dal 1985 il segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, Michail Gorbacev, avviò un processo di liberalizzazione interna condotto all’insegna della glasnost, tradotto spesso con “pubblicità” o ancora meglio “trasparenza”. Era l’inizio del rilancio di un dialogo con l’occidente ma, soprattutto, ciò fu percepito nei popoli sotto il controllo sovietico come una possibilità per far emergere le proprie tendenze autonomiste. Si diffuse in quel periodo una netta accentuazione verso spinte separatiste.

In territorio azero la causa era portata avanti soprattutto dal Fronte Popolare dell’Azerbaigian, partito fondato nel 1988 per iniziativa di singoli individui patriottici azeri che si ponevano come obiettivi la libertà, la sovranità e la democrazia. All’inizio del 1990 il Fronte Popolare mobilitò i cittadini e si susseguirono scontri e manifestazioni per l’indipendenza nelle piazze. Il 19 gennaio Gorbacev rispondeva firmando un documento che introduceva lo stato d’emergenza a Baku e in altri luoghi dell’Azerbaigian. Per due giorni (19-20 gennaio) iniziò una violenta repressione da parte dell’esercito sovietico. Cifre ufficiose riferiscono oltre 300 morti e 800 feriti ma, quello che da allora diverrà noto come gennaio nero, era stato un ulteriore duro colpo all’Unione Sovietica.

L’indipendenza e la presidenza di Aliyev padre

In agosto 1991 si era tentato nell’URSS un colpo di stato ai danni di Gorbacev. Se è vero che il colpo di stato fallì clamorosamente, è anche vero che diede l’impulso definitivo alla disgregazione dell’autorità centrale. Lentamente tutti gli stati facenti parte dell’URSS si staccarono. La data d’indipendenza dell’Azerbaigian è fissata al 18 ottobre 1991.

Il presidente da segnalare per l’ultimo spezzone del ventesimo secolo è sicuramente Heydar Aliyev. Senza dubbio egli ottenne interessanti in campo economico, basando i suoi successi soprattutto sul petrolio e su investitori esteri. Tutto questo però fu pagato dagli azeri a caro prezzo: sotto la sua presidenza infatti l’Azerbaigian divenne uno dei paesi più corrotti al mondo e molti sono arrivati a targare il governo Aliyev come una vera e propria cleptocrazia (il governo-apice della corruzione). 

Heydar Aliyev riuscì, nonostante alcuni problemi di salute, a mantenere il potere fino al 2003 e, due mesi prima di morire, era il protagonista del passaggio di consegne del paese dalle sue mani a suo figlio Ilham Aliyev, unico candidato nelle elezioni presidenziali di quello stesso anno.

Il conflitto del Nagorno-Karabakh

Solo un anno dopo il raggiungimento dell’indipendenza, l’Azerbaigian dovette fronteggiare il conflitto per la regione del Nagorno-Karabakh. La popolazione della regione, enclave armena in territorio azero, rivendicò infatti la sua autonomia dall’Azerbaigian e si autoproclamò indipendente il 6 gennaio 1992. Alla fine dello stesso mese gli azeri iniziavano i bombardamenti sulla regione. 

La maggioranza etnica armena nel Nagorno Karabakh, sostenuta ovviamente dalla Repubblica Armena, alla fine ebbe la meglio e dopo due anni di conflitti intensissimi si giunse a una cessazione del conflitto solo il 5 maggio 1994, con gli accordi di Biskek.

La situazione rimane attualmente ancora estremamente tesa e non sono state poche le occasioni di una ripresa delle ostilità, come ad esempio la guerra dei quattro giorni ad aprile 2016. L’attuale presidente azero Ilham Aliyev ha dichiarato nel 2008: “Il Nagorno-Karabakh non sarà mai indipendente e l’Armenia deve accettare questa realtà”.

La Repubblica del Nagorno-Karabakh ancora oggi non è stata riconosciuta dalla comunità internazionale.

Baku sta attraversando un profondo sviluppo

Presente

L’Azerbaigian oggi, membro del Consiglio d’Europa e dell’Unione Europea di Radiodiffusione, appare una realtà consolidata in ambito internazionale. Molti stati hanno intrapreso buoni rapporti con questo paese anche e soprattutto per le sue immense risorse petrolifere. Tuttavia i problemi che gli azeri devono affrontare oggi non sono pochi.

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Il paese, come già descritto nella voce “Economia” (vedi sopra), ha basato la sua forza negli ultimi anni soprattutto sulla produzione ed esportazione del petrolio e questo, a partire dalla discesa dei prezzi dell’oro nero dal 2014, ha costituito soprattutto nell’ultimo biennio uno dei fattori principali della recessione che il paese sta attraversando. Il processo di diversificazione, che cerca risorse in altri settori, non è riuscito ancora a rinnovare la ripresa economica, la quale tuttavia procede lenta e costante.

Inoltre l’Azerbaigian negli ultimi anni è stato definito uno dei paesi più corrotti del mondo. In effetti a partire dal 1993 al potere ci sono stati solo due membri della famiglia Aliyev: il padre Heydar (1993-2003) e il figlio Ilham dal 2003 fino ad oggi. Sono ben 23 anni di presidenza nei quali sono stati denunciati più volte brogli elettorali e durante i quali sono state approvate anche molte riforme che sembrano rafforzare ancora di più i poteri dei presidenti e la trasmissione degli stessi di padre in figlio.

Sullo sfondo, oltre a tutto ciò, non sono da sottovalutare un’inflazione crescente, una svalutazione della moneta nazionale (il manat) e una conseguente perdita dei posti di lavoro. In un paese dove il dissenso è considerato un crimine e dove si va accentuando sempre di più la distanza fra gli abitanti della capitale Baku e quelli delle periferie, non si sono potute evitare manifestazioni e scontri anche recentemente. Le spese folli per i Giochi europei di Baku del 2015 e per il nuovo circuito di formula 1 non hanno certo aiutato a placare le proteste.

La ferrovia Baku-Tbilisi-Kars e i rapporti con l’Armenia

Il progetto, discusso per la prima volta nel 1993, prevede una rete ferroviaria che colleghi l’Azerbaigian alla Turchia, passando per la Georgia. Kars, situata nel nord-est della Turchia verrebbe poi collegata a Istanbul e da lì a Pechino. In poche parole il progetto è una sorta di riedizione della via della seta, sebbene più moderna e limitata. Rimandata di anno in anno, la nuova scadenza per la realizzazione della ferrovia è fissata nel 2017.

Le potenzialità del progetto hanno fatto storcere non poco il naso a chi ne è stato escluso. Il paese che in particolare ha protestato di più è stato l’Armenia, che ha accusato gli altri stati di volerla marginalizzare. Le proteste armene sono ovviamente indirizzate soprattutto contro l’Azerbaigian, indicato come il principale attore in questa trappola tesa agli armeni.

Tra i due paesi non scorre certo buon sangue visto che, ancor prima del conflitto del Nagorno-Karabakh, gli azeri avevano chiuso i confini con gli armeni e i turchi, in un’ottica di alleanza anti-armena, hanno seguito il loro esempio nel 1993. Il conflitto ha poi esasperato i rapporti tra i due paesi e di continuo ci sono episodi di tensione al confine, il più recente e grave dei quali è quello di aprile 2016 (Guerra dei quattro giorni o Seconda guerra del Nagorno-Karabakh).

Il futuro azero, come quello di tutta la regione, si gioca nell'equilibrio tra Russia e Occidente

Futuro

Lo stato azero si è formato solamente da poco più di un quarto di secolo. Dopo un breve periodo di stagnazione economica nei primi anni ’90, per il paese è iniziato un vero e proprio boom economico. Soprattutto a partire dall’inizio del ventunesimo secolo la nuova presidenza di Ilham ALiyev ha saputo valorizzare al meglio le cospicue risorse di gas e petrolio e ha fatto di queste il motore dell’economia azera.

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Tuttavia l’economia azera si trova, a partire dal 2014, in una delicata fase di congiuntura economica e il paese sta facendo molti sforzi per superarla. Per il futuro si prevedono alcuni cambiamenti, vediamo quali.

I settori non energetici sembrano un ostacolo per l’Azerbaigian. Tutti gli sforzi negli ultimi anni sono stati concentrati sul petrolio e sugli oleodotti ad esso connessi, così che si prevede in futuro una diversificazione dei settori da cui attingere per la ripresa economica. In tal senso il presidente Aliyev ha già avviato importanti cambiamenti, volti a facilitare l’ingresso di capitali di investitori esteri nel paese. 

Inoltre un altro problema chiave è quello rappresentato dalla corruzione, che ha avuto un vero e proprio “boom”, se così si può dire, a partire dalla presidenza di Aliyev padre. L’organizzazione non governativa “Freedom House” ha classificato l’Azerbaigian come paese “non libero. Importanti limitazioni ai diritti civili e alla libertà di stampa sembrano non accennare a diminuire.

Infine è da segnalare la situazione riguardante la regione del Nagorno-Karabakh: la risoluzione dei rapporti con l’Armenia passa sicuramente da lì e una distensione dei rapporti porterebbe solamente benefici.

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