Artico

SEZIONE 1 | BACKGROUND DATA

Anagrafica

    • Nome ufficiale: Artide
    • Confini
    • Forma di governo
    • Religioni:  
    • PIL

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    • Superficie: 4.240.000 km²
    • Gruppi etnici
    • Lingue
    • Popolazione
    • Tasso di migrazione netta: /1000
    • Tasso di natalità:  (nati/1.000 abitanti)
    • Urbanizzazione popolazione
    • Città principali
    • Aspettativa di vita media
    • Principali partiti politici:
    • Moneta
    • Export partners (2015)
    • Import partners (2015):

La regione artica vista dall'alto

Istituzioni

Il nome “Artico” risale al greco ἀρκτικός (arktikos), che a sua volta deriva da ἄρκτος (arktos), che significa “orso”: è immediato il collegamento con la costellazione dell’Orsa maggiore. L’Artico, o meglio Artide, è infatti l’area circostante il Polo Nord, prevalentemente occupata dalla calotta artica. Tuttavia, è errato pensare all’Artide come all’Antartide: quest’ultima, diametralmente opposta, è caratterizzata da una massa continentale definita, mentre l’Artide è delimitata convenzionalmente, avendo la comunità scientifica posto il limite in corrispondenza del Circolo polare artico (latitudine 66° 33′ 44″ Nord), o – ancor più precisamente – dellisoterma di 10 °C di Luglio. Questo confine, dunque, include anche porzioni di altri continenti (America, Asia ed Europa): precisamente, vi rientrano USA, Canada, Russia, Norvegia, Islanda e Danimarca (Groenlandia).

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La differenza con l’Antartide non è solo “geografica”, ma anche – e soprattutto – politica: tutta l’area dell’Artico, infatti, appartiene al regime delle acque internazionali, e le risorse naturali sono perciò considerate patrimonio dell’umanità. Gli stati bagnati dall’Oceano Artico esercitano la loro sovranità sulle loro acque territoriali fino ad una distanza di 24 miglia, che peraltro contengono la maggior parte delle risorse naturali ad oggi note, fatto che limita le dispute sulle rivendicazioni: attualmente ce ne sono 2 in vigore, una tra USA e Canada sul Mare di Beaufort, l’altra tra Canada e Danimarca sull’isola Hans.

Sono infine riconducibili a due le popolazioni che abitano l’Artide: una è quella degli Inuit, localizzabili nella fascia dell’America settentrionale e della Siberia, l’altra – più numerosa – è quella  degli Yupik, che vivono in Alaska.

Attività energetiche nell'Artide

Economia

Il particolare interesse mondiale per la regione artica nasce in tempi relativamente recenti, in seguito al celebre scioglimento dei ghiacci, che da una parte ha reso più facile l’accesso alle enormi risorse naturali del sottosuolo, dall’altra ha agevolato e incrementato le importanti rotte commerciali che consentono collegamenti tra Europa e Asia assai più rapidi ed economici rispetto ai tradizionali itinerari meridionali. Per la particolare situazione politico-giuridica descritta sopra, tuttavia, riesce difficile parlare di “sistema economico artico”, come se si trattasse di un unico soggetto. Risulta dunque più adeguato parlare di opportunità economiche per un singolo paese in seguito alla sua presenza nella regione: in tal senso, è interessante vedere i risvolti economici della presenza italiana nella regione, molto più forti di quanto si potrebbe credere.

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Le grandi imprese italiane, tra cui ENI e Fincantieri, hanno infatti molti interessi in vari settori: petrolchimico, navale, tecnologico e altri.

Innanzitutto, come detto, la questione delle risorse. Per quanto riguarda il petrolio, di cui i giacimenti artici sono ricchi, l’Italia è direttamente interessata in qualità di paese produttore: chiaramente i suoi livelli sono lontani da quelli di altri paesi membri del Consiglio Artico (come Norvegia, Russia e USA), attestandosi intorno ai 40 milioni di barili annui – circa il 7% della domanda interna. La compagnia energetica nazionale italiana, ENI, è attiva in questa regione da più di quarant’anni, attestandosi oggi come player pienamente maturo: un esempio è dato dal Goliath, giacimento petrolifero nel Mar di Barents gestito proprio da ENI, nonché dalle ottime relazioni con le autorità e le comunità locali e dall’attenzione al tema ambientale dei luoghi in cui opera (aspetto essenziale in un ambiente così fragile come quello di cui stiamo parlando). ENI è attivamente coinvolta nei vari comitati e task forces che si occupano di salute, sicurezza, ambiente e corretta gestione delle procedure operative al fine di tutelare la regione: questo lavoro è svolto principalmente in collaborazione con l’International Association of Oil & Gas Producers (OGP)che nel 2012 ha lanciato il “Joint Industry Project on Arctic Oil Spill Response Technology”.

Chiaramente ENI non è l’unica azienda italiana attiva in questo settore: basti pensare ad Edison, il secondo gruppo di oil and gas in Italia, la cui presenza è ormai consolidata in Norvegia.

Un altro settore di eccellenza italiana è quello dell’Hi-tech, che nella regione artica trova la sua declinazione nella produzione di elicotteri utilizzati per le operazioni di ricerca e recupero (SAR, Search And Rescue). Questi elicotteri sono prodotti dalla compagnia anglo-italiana FinmeccanicaHelicopters (fino al 1° Gennaio 2016 chiamata AgustaWestland), e la loro principale qualità è proprio la capacità di operare in contesti resi complessi dalle condizioni climatiche e atmosferiche.

Altro gigante italiano che opera nell’area è Fincantieri: nel 2012 ha acquisito la norvegese Vard, diventando così il quarto gruppo di produzione navale nel mondo (i primi tre sono della Repubblica di Corea). Fincantieri si sta specializzando nella produzione di navi adatte a circostanze estreme, come quelle che si incontrano nella regione artica, come la “Crown Prince Haakon”che sarà ultimata nel 2017 e consegnata al Norwegian Polar Institute.

La presenza italiana nella regione, tuttavia, non è affidata solo alle grandi imprese come quelle citate finora. Anzi, un ruolo importante è attribuito proprio alle piccole-medie imprese, fattore di eccellenza dell’economia italiana, che spesso operano in cluster e distretti industriali, così da coniugare in uno stesso soggetto sia l’economia di scala delle grandi compagnie, sia la flessibilità dei piccoli imprenditori: uno dei principali settori in cui operano è proprio quello energetico, ad esempio per quanto riguarda la fornitura di petrolio e gas.

Se si parla di economia italiana, non si può non citare il settore alimentare: ebbene, la nostra cucina si serve di materie prime originarie di questa zona, in particolare il pesce (merluzzo e stoccafisso, portati in Italia per la prima volta da Pietro Querini, marinaio veneziano che arrivò all’isola di Lofoten e di Røst intorno al 1430.

Infine, il turismo, che attira molti italiani soprattutto grazie alla meta di Capo Nord, in Norvegia.

Leggi anche

    SEZIONE 2 | SCENARI

    Per lo stesso motivo evidenziato all’inizio della sezione precedente, si tratteranno gli scenari passato, presente e futuro attraverso il taglio del rapporto e degli interessi che aveva, che ha e che avrà l’Italia con la regione artica.

    La storia dell'esplorazione artica

    Passato

    La storia dell’Artide è costellata dalla presenza italiana, che come abbiamo già anticipato si manifestò già agli inizi del XV secolo grazie a Pietro Querini. Precedentemente, si ha testimonianza della presenza dei fratelli Zeno, che giunsero in Islanda nel XIV secolo, mentre ritornando verso tempi più recenti si ha l’esplorazione di Giovanni e Sebastiano Caboto nell’est del Canada e la spedizione del ravennate Francesco Negri a Capo Nord verso la fine del 1600. Nel XX secolo abbiamo avuto il record mondiale di latitudine nord (80°34’) stabilito da Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi, il viaggio in Alaska nel dirigibile italiano Norge di Umberto Nobile (e Roald Amundsen) e gli studi di Zavatti a cui è dedicato il Museo Polare di Fermo.

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    Anche in campo politico l’Italia si è sempre interessata dell’Artico. Nel 1920 il Belpaese fu uno dei firmatari originari del Trattato delle Svalbard, dove dal 1997 ha situato una stazione di ricerca, “Dirigibile Italia”.

    L'Artico corre

    Presente

    Anche oggi i rapporti tra Italia e Artico sono intensi, non fosse altro che per il fatto che una rilevante comunità italiana vive nella regione, presenza che si esprime in importanti ruoli artistico-culturali di nostri concittadini.

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    Inoltre, l’Italia siede come membro osservatore nel Consiglio Artico, composto da Russia, Stati Uniti, Canada, Norvegia, Svezia, Finlandia, Islanda e Danimarca. Inoltre, un accordo italo-islandese prevede il coordinamento tra le Guardie Costiere, nonché una cooperazione in ambito militare.

    Anche per questo, il nostro Paese, così come l’Europa intera, deve porre attenzione al tema della militarizzazione dell’Artico, portata avanti silenziosamente ma inesorabilmente in modo particolare dalla Federazione Russa, scenario che può modificare gli equilibri geopolitici e della sicurezza internazionale. La Russia infatti ha sovranità su gran parte delle terre comprese nella regione artica, tanto da garantirle nell’Oceano Artico una presenza molto superiore ai due principali competitor, ossia Canada e – soprattutto – Stati Uniti: ciò le permette il controllo delle rotte e, di conseguenza, un vantaggio comparato in termini di sfruttamento delle risorse naturali.

    Se finora, tuttavia, la conflittualità regionale era rimasta di bassa intensità, il fenomeno dello scioglimento dei ghiacci, come detto in apertura, può disegnare nuovi scenari, aprendosi a possibilità prima inesplorate. Non è un caso che la Cina abbia aperto la propria più grande ambasciata (può accogliere fino a 500 diplomatici) proprio a Reykjavík.

    Un tema interessante in quest’ottica può essere la volontà politica dellGroenlandia di separarsi dal Regno di Danimarca, da cui attualmente dipende (insieme alle isole Far Øer)ciò toglierebbe all’Europa la sovranità su una vastissima (e ricchissima) porzione di territorio artico.

    Ricerca scientifica in Artide

    Futuro

    Sono diverse le sfide a cui la comunità internazionale è chiamata per evitare che il delicato equilibrio dell’Artico si spezzi.


    Salvaguardia dell’ambiente

    In primis, quella ambientale, da una parte per preservare la regione, la cui biodiversità si distingue per delicatezza, dall’altra per salvaguardare l’intero pianeta, a causa dell’alta influenza che l’Artico esercita sulla temperatura globale.

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    Da questo punto di vista, la diffusione e il consolidamento della pratica di utilizzo di gas naturaleliquefatto come carburante nei mari del nord ha permesso un impatto ridotto sull’ambiente: tale progresso deve essere consolidato, ad esempio implementando la presenza di stazioni di rifornimento. Una pratica simile e complementare, in cui peraltro l’Italia è all’avanguardia della ricerca, è quella del gas naturale compresso.


    Ricerca scientifica

    L’Artico è fondamentale per la comunità scientifica: ad esempio, quest’area consente una più facile raccolta di dati astronomici rispetto ad altre parti del mondo, il che è rilevante per l’indagine satellitare; o ancora, è importante il tema della vulcanologia, che tra l’altro collega direttamente Islanda e Italia per la loro natura di unici paesi europei con vulcani attivi.

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    Il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) gestisce le nostre basi scientifiche sia nell’Artide che nell’Antartide; a Ny-Ålesund, nelle isole Svalbardè situata la base Dirigibile Italia, dove si conduce ricerca in biologia marina e geologia artica. Sempre a Ny-Ålesund c’è la Amundsen-Nobile Climate Change Tower, che dal 2009 studia l’atmosfera e l’impatto sul suolo delle radiazioni solari.

    Molte istituzioni scientifiche sono coinvolte nella regione artica. L’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), che partecipa al Network for the Detection of Atmospheric Composition Change (NDACC); l’ASI (Agenzia Spaziale Italiana), che gestisce Cosmo Skymed, un ambizioso programma di osservazione satellitare terrestre; l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che sta conducendo ricerche sull’evoluzione dei ghiacciai in Groenlandia e sulla variazione del campo geomagnetico nel Mare di Barents; l’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale – basato a Trieste – presente nella regione delle Svalbard con la nave Experta; infine, vale la pena menzionare l’Istituto Geografico Polare di Fermo, che ha un Museo Polare dedicato interamente alla regione artica.


    Cooperazione regionale e internazionale

    Regionale: le opportunità di collaborazione sono diverse. Una di queste è l’Iniziativa Centro Europea, forum di cooperazione regionale che ha sede a Trieste e che comprende membri della regione baltica e del Consiglio Euro-Artico. L’Iniziativa ha tre aree di cooperazione: politica, economica e sociale.

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    Internazionale: l’Italia può e deve giocare un ruolo importante nel promuovere il tema dell’Artico nelle varie organizzazioni in cui è presente, a partire dall’Unione Europea.


    Diritto

    Per consentire una pacifica ed efficace gestione delle opportunità fornite dalla regione artica, è essenziale il tema giuridico. Il rispetto del diritto internazionale, e nel caso specifico del diritto marittimo e delle convenzioni sulla protezione dell’ambiente, è essenziale. A tal fine, è da sottolineare lo sforzo del Consiglio Artico, che ha promosso la stesura di vari trattati e convenzioni internazionali in materia.

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