Armenia

SEZIONE 1 | BACKGROUND DATA

Anagrafica

    • Nome ufficiale: Repubblica di Armenia
    • ConfiniGeorgia (nord), Azerbaigian (est, sud-est), Iran (sud), Turchia (ovest).
    • Forma di governo: Repubblica semipresidenziale
    • ReligioniChiesa Apostolica Armena 92,7%; Evangelica 1%; altri 2,4%; nessuno 1,1%; non specificato 2,9%.
    • Pil26 miliardi di $ (pro-capite: 8900 $)

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    • Superficie29.800 km²
    • Gruppi etniciarmeni (98,1%), Yazidi (1,1%), altro (0,8%)

    • Lingue: armeno (97,9%), curdo (1%), altro (1,1%)

    • Popolazione: 3.051.250

    • Tasso di migrazione netta: -5,7/1000 

    • Tasso di natalità: 13,3 (nati/1000 abitanti)

    • Urbanizzazione popolazione: 62,7%

    • Città principali: Erevan (cap. – 1.127.300 abitanti), Gyumri, Vanadzor

    • Aspettativa di vita media: 71,78 anni

    • Principali partiti politici: Partito Repubblicano d’Armenia, Armenia Prospera, Federazione Rivoluzionaria Armena

    • Moneta: dram

    • Export partners (2015)Russia 15,2%; Cina 11,1%; Germania 9,8%; Iraq 8,8%; Georgia 7,8%; Canada 7,6%; Bulgaria 5,3%; Iran 5,3%.

    • Import partners (2015)Russia 29,1%; Cina 9,7%; Germania 6,2%; Iran 6,1%; Italia 4,6%; Turchia 4,2%.

Il Presidente della Repubblica, Serzh Sargsyan

Istituzioni

L’Armenia è una Repubblica semipresidenzialeIl Presidente della Repubblica, attualmente Serzh Sargsyan, è eletto con mandato di cinque anni direttamente dal popolo e detiene ampi poteri. Il Primo Ministro, attualmente Karen Karapetyandeve invece avere la fiducia del ParlamentoQuest’ultimo è formato da una sola camera ed è denominato Assemblea Nazionale, o in lingua armena Azgayin Zhoghov. Consta di 131 membri e ha una durata del mandato di cinque anni.

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Tuttavia a partire dalle prossime elezioni politiche saranno introdotte delle modifiche. Infatti il 6 dicembre del 2015 è stato approvato un referendum costituzionale, che introdurrà varie modifiche. Per prima cosa dalla Repubblica semipresidenziale si passerà a una Repubblica Parlamentare. Le elezioni presidenziali dirette verranno sostituite dall’elezione del Presidente della Repubblica da parte dell’Assemblea Nazionale e il mandato dello stesso Presidente verrà prolungato da cinque a sette anni. L’Assemblea Nazionale avrà 101 membri (trenta in meno dei 131 attuali) e infine il potere esecutivo verrà trasferito nelle mani del Primo Ministro. Le modifiche saranno attuate a partire dalla prossima tornata di elezioni politiche in Armenia e quindi verosimilmente nel 2017/2018.

Alle ultime elezioni presidenziali, nel 2013, Serzh Sargsyan e il suo Partito Repubblicano d’Armenia hanno ottenuto 58,64% dei voti. Il suo oppositore, Raffi Hovvannisian, e il partito Patrimonio invece hanno ottenuto il 36,75% delle preferenze.

Riguardo al quadro amministrativo l’Armenia è costituita da 11 province, o marzer. Ogni marz è controllata da un governatore (marzpet), con l’esclusione di Erevan, capitale dello stato armeno e controllata da un sindaco.

10.000 dram

Economia

Negli ultimi tre anni l’economia dell’Armenia ha registrato una crescita del PIL sempre pari o superiore al 3%. Tuttavia le prospettive future prevedono un calo delle stime relative allo sviluppo economico: per il 2016 si prospetta un PIL più che dimezzato almeno rispetto al 2015, soprattutto a causa della recessione russa. L’Armenia è infatti fortemente dipendente dal sostegno commerciale russo, tanto che le rimesse degli espatriati che lavorano in Russia costituiscono il 20% del PIL.

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Il crollo delle rimesse dall’estero (-38% da gennaio a settembre 2015) è accompagnato dall’aumento dell’inflazione e dal deprezzamento della valuta locale, il Dram. Le conseguenze si sono abbattute principalmente sui redditi e sui consumi. Il deficit statale e il debito estero sono in continuo aumento.

Un altro problema dell’Armenia che va assolutamente tenuto in considerazione per comprendere a pieno il contesto economico è la situazione riguardante due dei suoi quattro stati confinanti. Infatti i confini dell’Armenia con Azerbaigian e Turchia sono stati chiusi rispettivamente nel 1991 e nel 1993 a causa del conflitto nella regione secessionista del Nagorno-Karabakh. Rimangono in questo modo soltanto due confini commerciali aperti: l’Iran e la Georgia. Ed ecco perché, considerando questa specie di isolamento commerciale, l’Armenia dipende dalla Russia.

Per quanto riguarda i settori principali, certamente l’industria è quello più sviluppato (se pur ha sofferto la chiusura del confine azero-armeno nel 1991).

Dall’ottobre 2014 infine l’Armenia entra a far parte dell’Unione economica eurasiatica (UEE) insieme a Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Russia. Secondo i paesi membri l’unione favorirà l’integrazione economica di chi ne farà parte, con lo scopo di creare un mercato comune. L’Unione non deve quindi esaurirsi in una riduzione delle misure protezionistiche; al contrario deve incentivare uno scambio di investimenti e una riduzione della burocrazia.

SEZIONE 2 | SCENARI

Memoriale del genocidio armeno

Passato

860-585 a.C. Il primo vero e proprio regno armeno si ha in questi anni. Si tratta della civiltà di Urartu, situata tra l’Asia Minore e la Mesopotamia intorno al lago di Van.

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585-200 a.C. Proprio agli inizi del VI secolo a.C. c’è la caduta della civiltà di Urartu e comincia il periodo della dinastia degli Orontidila quale governa fino al 200 a.C. In questo periodo l’indipendenza armena e la sottomissione come satrapia all’impero persiano si alternano costantemente.

190 a.C.–16 d.C. Successivamente c’è un vero e proprio consolidamento del territorio armeno sotto la dinastia degli Artassidi, fino al rovesciamento da parte dell’impero romanonel 16 d.C. Durante questo periodo è da segnalare il regno di Tigrane il Grande (95 a.C.- 55 a.C.) con il quale l’Armenia diventa lo stato più potente del Vicino Oriente e raggiunge il suo apice di splendore.

66 a.C.-54 d.C. Nel 66 a.C. le legioni romane, guidate da Pompeo, invadono l’Armenia e Tigrane è costretto ad arrendersi e ad accettare la costituzione di un protettorato romano sul proprio territorio. Tuttavia Pompeo mostra grande rispetto per Tigrane e lo lascia regnare fino alla sua morte nel 55 a.C. Negli anni successivi gli Artassidi riescono a rimanere comunque al potere fino al 16 d.C., ma sempre sotto il controllo dei romani. Dal 16 al 54 d.C. il protettorato romano si alterna a quello persiano.

54 d.C.-428 d.C. Nel 54 d.C. la dinastia degli Arsacidi riesce ad imporsi in Armenia: nei primi anni è un dominio discontinuo, ma dal 62 d.C. Tiridate I di Armenia riesce a consolidare la propria presenza sul territorio. Durante questo periodo l’Armenia diviene fondamentale soprattutto per l’aspetto religioso. Nel 301 d.C. infatti, una data storica, l’Armenia è la prima nazione ad assumere il Cristianesimo come religione di Stato. Inoltre nel 451 d.C. al concilio di Calcedonia l’Armenia istituisce la Chiesa Apostolica Armena, ancora oggi indipendente da quella Cattolica Romana.

428 d.C.-884 d.C. Sono anni di estrema confusione per l’Armenia, che portano a un notevole indebolimento: si alternano al potere persiani, bizantini, romani, mongoli e arabi.

884 d.C.- 1045 d.C. Al contrario dei quattro secoli appena trascorsi, questi furono anni di grande splendore culturale, economico e politico. Sono gli anni in cui i principi armeni riconquistano l’indipendenza. Viene fondata Ani, nuova capitale prosperosa. È l’era dei Bagratidi.

1045 d.C.-1375 d.C. Dopo una breve conquista bizantina che si protrae dal 1045 d.C. al 1071 d.C., i Turchi Selgiuchidi sconfiggono Bisanzio e proprio a partire da quest’ultima annata inizia la diaspora armena per fuggire dalla morte, dalla schiavitù e dalla devastazione che avevano portato i nuovi invasori. Così migliaia di famiglie si recano in Cilicia e in Polonia. La prima in particolare fiorisce sotto il governo armeno, dando vita a un vero e proprio Regno Armeno di Cilicia. Nel 1375 i Mamelucchi d’Egitto mettono fine alla dominazione armena nella regione, invadendola e sfruttando il momento di forte debolezza interna.

1375 d.C.1453 d.C. L’Armenia viene spartita tra Persia ed Impero Ottomano. 

Con la caduta del Regno Armeno di Cilicia, non ci sarà più uno stato armeno fino al 1918.

1453 d.C.–1915 d.C. Dopo il trasferimento della capitale dell’Impero Ottomano a Costantinopoli nel 1453, gli armeni crescono numericamente proprio in questa città. Gli armeni di Costantinopoli beneficiano di privilegi, se pur la loro cristianità non li aiuta di fronte alla legge coranica dell’Impero Ottomano. Gli altri armeni, quelli che non risiedono a Costantinopoli, sono invece vittime delle angherie di pascià e bey.

I Grandi Massacri hamidiani, il preludio del genocidio armeno

A seguito della vittoria riportata dall’Impero russo nella guerra russo-turca (1877-1878), gli armeni scorgono la speranza di liberarsi dalla dominazione ottomana. Il popolo armeno, interamente cristiano, è infatti fortemente discriminato (soprattutto a livello giuridico) rispetto ai musulmani. Iniziano dunque vere e proprie sommosse, con l’intento di vedere il territorio armeno libero o quantomeno governato dal protettore russo.

I continui tumulti sfociano in una vera e propria rivolta, alla quale nel 1894 il sultano Abdul Hamid II risponde uccidendo migliaia di armeni e bruciando i loro villaggi. 3.000 armeni, che avevano trovato rifugio nella cattedrale di Urfa, vengono bruciati vivi.

Gli armeni, per attirare l’attenzione delle altre nazioni su di sé, nel 1896 assalgono la Banca Ottomana, uccidendo le guardie e facendo prigionieri 140 impiegati che vi lavorano. La reazione di Hamid II non si fa attendere: massacra e uccide migliaia di armeni in tutto l’impero fino al 1897, non avendo alcuna pietà e non cercando nessun tipo di dialogo. Questo non è certo il primo eccidio del popolo armeno, ma questa volta ha una grande risonanza grazie all’invenzione del telegrafo nel 1890.

Le stime riguardo alle vittime variano tra 80.000 e 300.000.

Il genocidio armeno

Cento anni di storia dimenticata, negata, tormentata. Si tratta delle deportazioni, delle uccisioni e dei massacri perpetrati dall’Impero Ottomano tra il 1915 e il 1916 a danno degli armeni. Le stime più diffuse parlano di circa un milione e mezzo di vittime.

Durante gli anni precedenti alla prima guerra mondiale nell’Impero Ottomano ha preso il potere il movimento dei Giovani Turchi. Sono proprio loro ad accusare i cristiani armeni di essere alleati della Russia (dove in effetti molti armeni già militano) imperiale e, con questo espediente, procedono alla loro deportazione e al loro sterminio.

È la notte tra il 23 e il 24 aprile 1915 quella in cui inizia il massacro armeno: molti intellettuali armeni di Costantinopoli vengono arrestati. Nel mese successivo giornalisti, poeti, delegati parlamentari armeni vengono deportati in Anatolia e massacrati. Da qui inizia una vera e propria persecuzione degli armeni da parte dei Giovani Turchi. Più di 1.200.000 muoiono nelle marce della morte: gli armeni sono costretti a marciare nel deserto siriano fino al raggiungimento della morte sotto la supervisione dell’esercito turco e di quello tedesco. A migliaia ne vengono uccisi nei mesi successivi.

Le marce della morte che hanno sterminato gli armeni possono essere considerate un vero e proprio antecedente di quelle naziste.

Il genocidio armeno è considerato il primo genocidio moderno ed a tutti gli effetti il primo del XIX secolo.

Le incertezze più grandi, come sempre accade in questi casi, riguardano il numero delle vittime: le cifre generalmente più diffuse si aggirano tra 1.200.000 e 1.500.000.

Il 24 aprile si celebra la giornata della memoria del genocidio armeno.

Riguardo alle questioni sul negazionismo del genocidio e sul silenzio che, ancora oggi, esiste spesso attorno a questa vicenda, ce ne occuperemo nella voce “Presente” più in basso.

La Prima Repubblica Democratica

Poco prima del 1917 i russi occupano una parte del territorio armeno sotto la dominazione ottomana. Ma è proprio nel 1917, in seguito alla Rivoluzione Russa, che perdono nuovamente ciò che hanno conquistato. Gli armeni riescono nel 1918 ad ottenere l’indipendenza ufficialmente e a formare quella che è conosciuta come Prima Repubblica Armena. Questa, indebolita da una guerra contro i turchi, cessa definitivamente di esistere nel 1920. In quell’anno viene invasa dalle truppe bolsceviche russe che in soli cinque giorni (29 novembre-4 dicembre) conquistano Erevan.

La Seconda Repubblica Democratica

Solo il 4 marzo del 1922 l’Armenia viene ufficialmente annessa all’Unione Sovietica: viene costretta ad entrare nella Repubblica Transcaucasica, una delle Repubbliche dell’Unione Sovietica. È un momento di forte difficoltà in cui gli armeni sono privati della libertà di parola e non possono usare nessun tipo di simbolo o riferimento nazionalista.

Nel 1936 l’Armenia esce da questa federazione e diventa Repubblica socialista sovietica armena, nota anche come Seconda Repubblica Armena.

La Terza Repubblica Democratica

Nel 1991con la dissoluzione dell’URSS, l’Armenia dichiara l’indipendenza.

Il 5 luglio 1995, dopo anni d’intenso lavoro di lavoro intenso di giuristi e politici, viene approvata tramite referendum la nuova Costituzione. La stessa verrà poi emendata nel 2005.

La guerra del Nagorno-Karabakh

Tra il 1992 e il 1994 si combatte la guerra del Nagorno-Karabakh: da una parte la popolazione armena della regione in questione, appoggiata dalla Repubblica Armena, dall’altra la Repubblica dell’Azerbaigian.

La popolazione del Nagorno-Karabakh, enclave armena in territorio azero, rivendica la propria indipendenza nel 1991. Dopo la proclamazione ufficiale della Repubblica il 6 gennaio 1992, cominciano i bombardamenti azeri sulla regione proprio alla fine del mese.

Il conflitto termina (formalmente) nel 1994 con l’autoproclamazione della Repubblica indipendente del Nagorno-Karabakh, ancora non riconosciuta oggi a livello internazionale. 

L’Azerbaigian perde così una grande porzione del suo territorio ma ancora oggi non smette di rivendicare la sovranità sulla regione; l’Armenia, dal canto suo, rivendica il principio dell’autodeterminazione dei popoli.

La situazione ancora oggi è molto complessa e, come per il genocidio armeno, ci occuperemo delle conseguenze del conflitto nella voce “Presente” più in basso.

Sevanavank

Presente

L’attuale Repubblica d’Armenia è un paese giovane dal momento che sono soltanto poco più di 25 anni che ha acquisito l’indipendenza. Non ha particolari risorse energetiche ed è priva di sbocchi sul mare. È situata su una piccola porzione di territorio, poco meno di 30.000 km2.

Approfondisci

L’Armenia è dunque un paese che sta costruendo faticosamente il proprio futuro e sta pagando le conseguenze del crollo dell’URSS. Ottenuta l’indipendenza, c’è stato un rapido piano di privatizzazioni nel settore agricolo e in quello industriale.

Le conseguenze della guerra del Nagorno-Karabakh

Tutti i progetti sono stati però rallentati dal conflitto con l’Azerbaigian riguardo alla regione del Nagorno-Karabakh. La guerra ha portato alla chiusura dei confini tra armeni e azeri nel 1991; i turchi, alleati della repubblica azera, hanno seguito il loro esempio e hanno chiuso i confini con l’Armenia nel 1993.

Ancora oggi ci sono continue violazioni del cessate il fuoco e la ripresa delle ostilità (soprattutto da parte azera) è molto frequente. Nel 2014 e nel 2015 molti episodi  portano a un passo da un nuovo conflitto tra Armenia e Azerbaigian; questo si verifica però nell’aprile del 2016. È la cosiddetta seconda guerra del Nagorno-Karabakh: gli azeri sferrano un improvviso quanto deciso attacco nella regione causando centinaia di morti. Il rinnovato conflitto dura soltanto quattro giorni, dal momento che la comunità internazionale (principalmente la Russia e gli Stati Uniti) interviene e mette fine alle ostilità.

Le conseguenze dei problemi in questa regione sono soprattutto economiche: l’Armenia infatti non ha sbocchi sul mare e confina solo con quattro nazioni. Se Azerbaigian e Turchia chiudono i confini, rimangono soltanto altri due partner per l’Armenia, ovvero l’Iran e la Georgia. La questione però non si chiude qui, dal momento che ci sono dei problemi anche per i rapporti con la Georgia.

La situazione con la Georgia: la ferrovia Baku-Tbilisi-Kars

Nel 1993 si discute per la prima volta del progetto della ferrovia Baku-Tbilisi-Kars: i treni collegherebbero dunque l’Azerbaigian e la Turchia, passando per la Georgia. La ferrovia si collegherebbe poi da Kars (nord-est della Turchia) a Istanbul, arrivando da lì fino all’Estremo Oriente a Pechino: dall’Europa all’Oriente per quella che potrebbe essere una moderna via ferroviaria della seta.

Il progetto doveva essere concluso una prima volta nel 2010; poi viene rimandato di anno in anno e la nuova data di scadenza è il 2017.

Ma dov’è l’Armenia? Il progetto certamente gioverebbe non poco alle relazioni economiche dei tre paesi per cui passerebbe la ferrovia. Ed ecco che molti hanno storto il naso di fronte al progetto: il fine, secondo alcuni, sarebbe quello di isolare l’Armenia. Una marginalizzazione che causerebbe ulteriori problemi ad un paese che sta cercando di riprendersi e di crescere e che costituirebbe una specie di alleanza tra paesi con cui l’Armenia non ha certo ottimi rapporti, una specie di alleanza in chiave anti-armena. 

Il negazionismo e le sue conseguenze oggi

Il genocidio armeno ha da sempre rappresentato un caso particolare ed è stato fonte di continui scontri tra chi lo ha riconosciuto e chi invece lo ha negato.

Alcuni si riferiscono al genocidio del 1915-1916 come un massacro “scientificamente programmato”, altri (i turchi in particolare) invece adducono diverse giustificazioni per negarlo. Quello che è vero, qui come non mai, è che gli interessi politici prevalgono su tutto. Chi lo ammettesse, dovrebbe poi in seguito fare concessioni politiche. 

Spesso gli attriti del negazionismo si sono fatti sentire soprattutto nei rapporti tra Turchia e Armenia, la quale ha chiesto a gran voce e più volte il riconoscimento di ciò che è stato, chiamandolo con il proprio nome. Il silenzio in Turchia però non si romperà facilmente e addirittura l’ammissione del genocidio armeno è punibile con la reclusione. Ci sono stati momenti di riavvicinamento tra i due paese ma, nel momento in cui c’era da fare questo passo finale per ristabilire totalmente i rapporti, i turchi non sono mai andati fino in fondo.

Nella comunità internazionale sono stati fatti passi da gigante: oltre che dall’Unione Europea, il genocidio è stato recentemente riconosciuto da Papa Francesco. Le proteste di Ankara non si sono fatte attendere: il Papa è stato accusato di non avere un approccio conciliante e di agire sulla base di una discriminazione religiosa.

L’Armenia più in generale

Dai suoi tormentati rapporti con i paesi confinanti si possono dedurre i motivi della dipendenza armena dalla Russia. Vista la sua delicata posizione geopolitica, l’Armenia è stata costretta a rafforzare la sua alleanza con Mosca, accettando anche basi militari russe nel suo territorio.

L’Armenia però, con tutte le debolezze del caso, è molto più di questo. Negli ultimi anni i suoi abitanti hanno dimostrato di avere una mentalità aperta, spalancando ideologicamente le porte all’Occidente e all’Europa. Sondaggi recenti hanno mostrato come il popolo preferirebbe aderire all’Unione Europea piuttosto che alla CSI (Comunità degli Stati Indipendenti), una federazione formata da alcune repubbliche dell’ex Unione Sovietica.

I ritardi dello sviluppo economico fanno sentire i loro effetti soprattutto sul genere femminile: pare che poco meno della metà delle donne occupate, lavorino nel settore dell’agricoltura.

Il turismo registra sempre ottimi risultati grazie al notevole patrimonio artistico costituito da chiese e monasteri abbarbicati sulle rocce.

L’Armenia fa parte del Consiglio d’Europa dal 2001 e nel 1996 ha aderito all’Accordo di Partenariato e Cooperazione con l’Unione Europea.

I Presidenti di Armenia, Russia e Azerbaijan al tavolo per risolvere la guerra del Nagorno-Karabag

Futuro

L’Armenia ha dichiarato l’indipendenza nel 1991. Da allora sono passati poco più di quindici anni ed è logico che siano ancora molte le sfide che il paese deve vincere.

Approfondisci

La risoluzione del conflitto con l’Azerbaigian costituisce certamente una priorità non solo per l’Armenia, ma anche per tutta la comunità internazionale. In secondo luogo i rapporti con la Turchia; ricucirli del tutto significherebbe aprire le porte ad una nuova era, le cui tappe dovrebbero passare necessariamente dal riconoscimento turco del genocidio armeno.

In un prossimo futuro si tenterà probabilmente anche di trovare una soluzione ai circa 17.000 profughi, fuggiti dal conflitto siriano, giunti in Armenia tramite l’Iran.

Metà della popolazione vive sotto la soglia della povertà e di conseguenza l’instabilità economica deve essere arginata tramite una crescita che dovrà dipendere da fattori interni. L’Armenia sembra infatti contare fin troppo sulle rimesse e sul ricorso al finanziamento estero. La dipendenza dalla Russia è certamente un vantaggio, ma non deve diventare una necessità.

Tuttavia, se pur i passi in avanti da fare sono ancora moltissimi, gli armeni dimostranooggigiorno di essere un popolo solidissimo, con una forte tendenza autonomista e con una mentalità ideologicamente sempre più aperta, protratta sempre di più verso l’Occidente.

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