Il ‘’Grande malato’’ socialista, tra la transizione ecologica e l’eredità illuminista

Il suicidio della rivoluzione si è compiuto. L’esito delle elezioni presidenziali in Francia ha decretato la débâcle politica, ma soprattutto culturale del Partito Socialista. Difficilmente pronosticabile in questi termini prima delle consultazioni, il partito del Presidente uscente Hollande si appresta a recitare un ruolo da comprimario per l’elettorato di sinistra francese alla prossime elezioni legislative di giugno. Sulla sconfitta socialista ha inciso indubbiamente l’esito disastroso del quinquennio all’Eliseo di Hollande, ma a sancire questo crollo vertiginoso di consensi è stata la mancanza di una reale proposta politica da presentare ad un elettorato deluso e disincantato.

In vista delle legislative, sfruttando il collasso elettorale del vecchio partito di François Mitterrand, Mélenchon ha deciso di chiamare a raccolta l’umanesimo ecologico dell’elettorato francese della “rivoluzione silenziosa”, per dirla con il politologo Inglehart, al fine di creare un importante seguito popolare attorno al suo movimento “France insoumise”. Mélenchon sta cercando di accelerare il processo di implosione del Partito Socialista, ridefinendo i contorni del campo della “Gauche”, per arrivare ad una resa dei conti con quest’ultima. L’eco-socialismo, fortemente euroscettico proposto da Mélenchon, è la rivincita dell’ala massimalista del Partito Socialista, e soprattutto del vecchio e dimenticato universo post-comunista francese. Certamente sono lontanissimi i tempi della segreteria del Partito Comunista di Georges Marchais, ma per effetto della crisi del suo rivale storico si potrebbe assistere ad una resurrezione di quell’area culturale e politica, che nel 2008 decise di dar vita al Fronte di Sinistra (Front de Gauche). Anche se alle prossime legislative il PCF di Pierre Laurent tenterà una corsa solitaria e per molti aspetti velleitaria, pur di riaffermare la propria storia e supremazia in quella porzione d’elettorato francese.

Melénchon rimane comunque il punto di riferimento di quest’area politica connotata fortemente da tratti radical-democratici, che possono trovare una sintesi efficace nel concetto di “transizione ecologica”. Questa espressione, ormai ricorrente nel gergo politico, ha trovato spazio più volte nei discorsi del Presidente neo-eletto Emmanuel Macron, dando l’impressione di essere una sorta di  ammiccamento nei confronti degli elettori di Mélenchon in vista delle elezioni per l’Assemblea Nazionale. Si tratta di un tema chiave all’interno del programma di Macron, che risulterà decisivo per ottenere i voti degli ex elettori del PS. “En Marche” è pur sempre un partito con una storia recentissima e con una capacità di radicamento sul territorio francese ancora tutta da testare. Il Presidente neo-eletto dovrà cercare di sfondare a sinistra, facendo leva sul tema chiave della “green economy” e sulla riaffermazione della cultura illuminista e progressista, come tratto distintivo nel mondo e in Europa della Francia.

Molto più difficile sarà recuperare terreno nelle grandi zone “depresse” industriali, perché in fondo Macron è stato etichettato a più riprese come il più illustre rappresentante della “mondialisation sauvage”. Il largo consenso operaio al Front National della Le Pen, e in generale il voto di strati popolari emarginati della società francese, ne sarebbe la conferma. Un partito nazional-populista come il FN è riuscito ad assolvere nel corso del tempo, in particolar modo nel nuovo millennio, una funzione “tribunizia” – ovvero secondo un linguaggio da ricondurre ai temi classici dell’antipolitica – a favore della classe operaia, che invece non è stata più portata avanti dai partiti tradizionali di sinistra. Chi ha ampi margini di manovra e di sfondamento è certamente il partito dei Repubblicani, in virtù della funzione del proprio notabilato sul territorio. Tuttavia i dissidi interni al partito , dopo le disavventure giudiziarie di Fillon, stanno minando fortemente l’unità della forza politica più accreditata, almeno secondo gli analisti, al successo per le prossime elezioni legislative. Se si considera inoltre il ridimensionamento elettorale alle ultime presidenziali del Front National, il ritiro dalla vita politica dell’ex astro nascente Marion Le Pen e l’ulteriore , e per certi versi definitivo, processo di “dé-diabolisation” del partito previsto per l’autunno durante il prossimo congresso nazionale, il FN risulta parzialmente depotenziato per queste elezioni. Certamente al termine delle consultazioni elettorali per Macron e il suo partito non sarà semplicissimo trovare una solida maggioranza di governo. Probabilmente si potrà tornare a parlare di “quadriglia bipolare” per il sistema politico francese, un termine finito in soffitta a partire dalla metà degli anni ’80. Con buona pace degli amanti del sistema bipolare all’inglese.

Gian Marco Sperelli

Gian Marco Sperelli
Gian Marco Sperelli
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Studente di filosofia alla Sapienza di Roma, ho conseguito la maturità classica al liceo Dante Alighieri di Roma, dove sono nato nel 1995. Dal 2015 collaboro con la Fondazione De Gasperi. Da sempre appassionato di storia contemporanea e politica estera.



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